L'uomo che restò solo sulla Terra

L'uomo che restò solo sulla Terra
2162. Il cronologo Sam Magruder scompare improvvisamente mentre conduce delicati esperimenti nell’ambito della teoria dei quanti. Lo scienziato è vittima di un fenomeno di ‘decronizzazione’, ed è scivolato indietro nel tempo di 80 milioni di anni. Magruder si ritrova in piena era giurassica, naufrago e completamente nudo, unico essere umano in una valle popolata di dinosauri. Per sopravvivere, deve usare tutta la sua razionalità di uomo moderno...
George Gaylord Simpson è stato uno dei titani della scienza del XX secolo. Scoperte essenziali, teorie decisive, ed una onoratissima carriera accademica tra American Museum of Natural History, Columbia e Harvard University durata tutta una vita. Dieci anni dopo la sua morte, avvenuta in veneranda età, sua figlia Joan ha scoperto in un cassetto il manoscritto di un romanzo breve, poco più di un racconto, presumibilmente risalente agli anni ’70, che probabilmente Gaylord Simpson non aveva nessuna intenzione di pubblicare, visto che non ne aveva mai fatto parola con nessuno. Fantascienza, quanti, viaggio nel tempo, teorie paleontologiche: tutti ingredienti che negli anni ’90 avrebbero fatto la fortuna di molti best-seller (pensiamo all’opera di Michael Crichton, per dirne uno) ma che evidentemente il buon professore riteneva solo un innocuo divertissement tra un seminario e una sessione di scavi. Joan Simpson ha convinto Arthur C. Clarke (uno dei padri della letteratura sci-fi) e Stephen Jay Gould (in gioventù studente di Simpson e poi lui stesso professore ad Harvard nonché formidabile divulgatore scientifico) ad aggiungere al romanzo di suo padre due brevi interventi che rappresentano decisamente un valore aggiunto per un libro tutto sommato un po’ ‘leggerino’. Infatti, fatto salvo per qualche riflessione sul concetto di solitudine (anche potenziale!), una breve digressione sulla natura del tempo e dell’universo, e qualche polemica paleontologica nascosta qua e là lungo la vicenda del povero naufrago preistorico (Gaylord Simpson era uno della ‘vecchia guardia’ e non si è mai trovato d’accordo con i suoi colleghi John Ostrom e Robert Bakker che hanno dato vita al cosiddetto "Dinosaur Rennaissance" a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 quando suggerirono che i grandi rettili contrariamente a quanto creduto sino a quel momento - e sostenuto da Gaylord Simpson - erano a sangue caldo e veloci nei movimenti, e ‘ovviamente’ il protagonista del romanzo verifica di persona che aveva ragione l’autore), non ci troviamo di fronte ad un’opera memorabile, ma più ad un abbozzo, ad uno spunto. La quotidianità di Magruder è solo accennata, la tensione latita, il romanzo è troppo breve per riuscire a costruire un plot avventuroso coinvolgente. Ma certo rimangono la competenza, la verosimiglianza e una bizzarra, attraente seriosità: il cassetto nel quale il manoscritto ha riposato per vent’anni era il cassetto di una scrivania di un’Università, e si vede.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER