L'uomo di Brandeburgo

L'uomo di Brandeburgo
1989, Germania Est. Il Muro sta per crollare, e la mappa del potere si sta rapidamente ridisegnando per adattarsi al nuovo che avanza. Un ex membro del servizio segreto tedesco orientale Stasi, Rudi Rosenharte, riceve un ultimo incarico: dovrà incontrarsi a Trieste con la sua ex amante, Annalise Schering, che crede morta da tempo. Per essere sicuri che Rudi porti a termine il compito, gli spietati e disperati membri della Stasi prendono in ostaggio la famiglia di Rosenharte. L'uomo parte per Trieste per compiere la sua strana missione e si prepara a rivedere la donna che amava, apparentemente tornata dalla tomba...
Una storia di spionaggio e doppio gioco ambientata poco più di un quindicennio fa, eppure sembra un secolo. Porter riesuma con mestiere una Guerra Fredda spietata, squallida e acida e la mette sullo sfondo di una malinconica vicenda sentimentale irta di segreti. Personaggi efficaci, ma una certa verbosità d'insieme; un plot potenzialmente adrenalinico, però eccessivamente diluito in quasi 500 pagine, delle quali solo la metà probabilmente davvero essenziali. L'impressione generale è di una certa freddezza. A Trieste tira la bora, nessuna sorpresa.

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