Ma libera veramente

Ma libera veramente
La testata Radio Popolare è stata registrata al tribunale di Milano nel dicembre 1975, ma solo nell’autunno dell’anno dopo le trasmissioni hanno cominciato ad avere una certa continuità. Il suo primo direttore è Piero Scaramucci, che ne scrive il progetto editoriale e contatta le forze politiche e sindacali che devono sostenerla, e nel corso dei primi anni ci riesce, con un “capolavoro di diplomazia politica”. Radio Popolare nasce come una cooperativa di cui sono soci anche i redattori, e gli ascoltatori lo diventano acquistando la tessera. Quando Scaramucci torna in Rai, da dove proveniva – tornerà a dirigere la radio dal 1992 al 2002, periodo durante il quale si struttura l’embrione di “Popolare Network” e in cui in Italia scoppia Mani Pulite: Radio Popolare annuncia per prima l’avviso di garanzia a Bettino Craxi e i telegiornali diffondono la notizia attribuendone la paternità alla radio – è il 1977, e inizia il suo programma più famoso, “Microfono aperto” che va in onda di mattina e in cui, per la prima volta, ciascun ascoltatore può intervenire in diretta senza filtri né censure. “RP nasceva per far parlare chi non aveva strumenti per farlo e dare informazioni in primo luogo ad uno strato sociale che subiva i mezzi di comunicazione del sistema e non aveva mezzi propri per veicolare notizie e idee”, scrive lo stesso Scaramucci in questo libro pubblicato per celebrare i trent’anni di vita della radio. Negli anni in cui erano tante le radio libere a nascere e morire, RP si è innestata profondamente nel territorio milanese con una serie di iniziative per aggregare gli ascoltatori-finanziatori: feste, concerti, cacce al tesoro impossibili, manifestazioni ed eventi come per esempio quello che nel 1999 riunì in un parco 8.000 persone con le torce illuminate verso il cielo a formare la scritta “Milano fa male”, poi ripresa da un satellite, che rispondeva alla campagna di manifesti della giunta del Polo: “Milano fa bene”. Scrive infatti Paolo Hutter, giornalista a Radio Popolare dal 1976: “Negli anni successivi alla nascita non abbiamo fatto altro che inventare e sperimentare le forme della comunicazione diretta, liberandoci dai tradizionalismi”. In questo volume, i cui proventi sono destinati al sostentamento della radio, le decine di personaggi che vi hanno collaborato raccontano, in forma di intervista o con la scrittura di aneddoti e ricordi personali, la “loro” Radio Popolare in una grande “biografia collettiva”. Risulta assai prezioso, specie per comprendere il modo e il tono con cui sono state condotte le trasmissioni in questi anni, il cd audio allegato al volume, che riporta una selezione di cronache andate in onda: dalla morte di Mao alla prima Guerra del Golfo, dalla registrazione di una celebre trasmissione in cui si pose al pubblico la provocatoria domanda: “è giusto uccidere i fascisti?”, alla diretta dal Genoa Social Forum assaltato dalle forze di polizia nel luglio del 2001.

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