Madame de Mauves

Madame de Mauves
Nel corso di un pomeriggio di primavera inoltrata Longmore, intento a osservare da una terrazza di Sant-Germain-en-Laye il maestoso panorama della città di Parigi, incontra per la prima volta Euphenia Cleve e subito ne risulta irrimediabilmente attratto. La giovane donna americana, giunta nella capitale francese per essere educata in un locale convento, vi si è stabilita in maniera definitiva in seguito alle nozze con il Barone de Mauves. Ma il suo è un matrimonio infelice in cui l’indole delicata e romantica della donna è stata ben presto frustrata dall’atteggiamento libertino e dissoluto del marito, che ha spostato  Euphenia unicamente per entrare in possesso della sua ricca dote patrimoniale. A poco a poco Longmore s’innamora e cerca invano di fare breccia nel cuore di questa donna che sopporta con caparbia rassegnazione i reiterati tradimenti del consorte. M. de Mauves, sostenuto dalla sorella Madame Clarin che ha a sua volta contratto un matrimonio d’interesse con un facoltoso grossista di prodotti farmaceutici, spera vivamente che ella ceda al corteggiamento, per godere di ulteriore libertà di manovra. Ma Madame de Mauve respinge il pretendente, provocando nel marito un pentimento ormai tardivo…  
Madame de Mauves, pubblicato per la prima volta nel 1874, è un romanzo che appartiene al periodo giovanile del grande scrittore americano Henry James (New York 1843 – Londra 1916). Ritorna meritoriamente nelle librerie italiane grazie alla casa editrice Marsilio. Il libro descrive l’infelice vicenda coniugale di una giovane donna americana, ricca e virtuosa, che si trova a fare i conti con la deriva cinica e mondana della società francese, che ha nel marito e nella cognata la rappresentazione evidente dei propri elementi simbolici. L’ostinata adesione di Euphenia a principi etici - che sembra di contro appartenere a una convinta superiorità morale del suo mondo di provenienza - diventa la sua stessa prigione in cui sceglie di recludersi, rinunciando alle lusinghe del connazionale Longmore. Un gentiluomo che, a differenza del consorte, nutre nei confronti di lei uno slancio sentimentale di natura autentica. È questa la vera figura tragica del romanzo, logorata sia dal richiamo di una crescente passione d’amore, sia dall’incapacità di comprendere il temperamento e le scelte della donna. Non solo l’irriducibile assuefazione al proprio ruolo di moglie ingannata e tradita, ma anche la spietata inflessibilità con cui nega successivamente il perdono al marito ormai pentito. Hanry James si rivela grande maestro nel dipingere i caratteri complessi dei suoi personaggi. Non si dilunga nello sviscerare ogni loro pensiero o sentimento, bensì ne suggerisce i moti interiori con brevi ma efficaci pennellate di raffinata scrittura, tenendo il proprio sguardo a distanza affinché il processo di osservazione sia il più completo e imparziale possibile.

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