Madeleine dorme

Madeleine dorme
Madeleine dorme. Non importa che sia giorno o notte, che alla finestra bussi il sole, picchi la pioggia, scenda la neve o pretenda attenzione un frutto troppo maturo su un ramo provato dall'arsura estiva; Madeleine dorme. Con le mani sotto al cuscino e le palpebre tremolanti, la piccola Madeleine sogna. A volte apre gli occhi e si tuffa nella realtà: l'acqua è fredda e il mondo dietro le coperte più confortevole e divertente. Lì, in una vita parallela, c'è madame Cochou, “grottescamente grassa”, che si tira su la ciccia come le altre donne fanno con le gonne e alla quale spuntano sulla schiena piccole ali; si può godere della compagnia di monsieur Marais e di sua moglie, trasfiguratasi in viola per gelosia, o assistere agli spettacoli “petotecnici” del signor Pujol, mastro giocoliere di aria, acqua e insospettabili orifizi. Tuttavia il reame di Morfeo è come il nostro: pieno di grandi meraviglie ma anche di nere insidie. Bambine poco informate e molto curiose rischiano di prestare le proprie manine ai giochetti erotici autocelebrativi di qualche mente insana, con la drammatica conseguenza di ritrovarsele deformate dall'acido per punizione, mani-muffole in  memoria del peccato commesso. Mentre il sole sorge e tramonta nei due mondi divisi solamente da palpebre sottili, Madeleine cresce, in più di un senso, esplorando se stessa dall'interno, interpretando segni e sciogliendo simboli, armando la propria coscienza in vista del momento in cui gli occhi sempre chiusi saranno troppo spesso aperti...
Sarah Shun-lien Bynum confeziona il suo esordio all'insegna di un legame saldo e ben equilibrato tra tradizione e innovazione. Sono chiari a tutti, autrice in testa, gli evidenti debiti verso numerosi capisaldi della letteratura per “bambini”: scontate le possibili analogie con l'Alice di Lewis Carroll (alla quale tutte le ragazzine di carta che vivono una manciata di onirismi strizzano involontariamente l'occhio), con l'energia del Peter Pan di J. M. Barrie, con la semplicità con cui Stevenson racconta inenarrabili misteri e splendori che tolgono il fiato. Meno convenzionali ma non improbabili gli accenni all'atmosfera rarefatto-nonsense del capolavoro a fumetti Little Nemo in Slumberland di Winsor McCay e al più moderno e “concreto” Sandman di Neil Gaiman. Tuttavia l'autrice riesce a filtrare il trito sproloquio fiabesco da mille e un pisolino in una prosa veramente accattivante grazie a (nell'ordine) un linguaggio accurato attraverso cui si percepisce il peso della scelta tra un termine e il suo possibile sinonimo (filo da torcere per i bravi traduttori) e un progressivo sfumare della narrazione nel suo opposto per mezzo di un'inaspettatamente solida struttura. In Madeleine dorme non c'è confusione autoreferenziale né sperimentazione forzata: le mezze pagine sono scritte con l'intento di essere solo punti di partenza, sineddoche di un mondo altro tutto da costruire. Per cenni, la Shun-lien Bynum descrive ambienti a partire da atmosfere; dei luoghi non c'è bisogno, tutto avviene dentro Madeleine e il lettore, entrambi coinvolti nell'esplorazione della sensualità latente della crescita: mentre corpo e desideri cambiano, si ha l'impressione di osservare carovane zingaresche e focolari circensi, acrobati infernali e paradisiache ciccione volanti. Ma la sicurezza di aver visto, come di aver vissuto no, non è del sogno. La piacevolezza di questo naufragare (le cui ragioni si trovano esclusivamente nella puntualità con cui quella che sembra casualità è invece perfetta costruzione, almeno linguistica) conquista il lettore  tanto da indurlo a chiedersi se di una storia devota allo spazio-tempo e al causa-effetto si ha davvero bisogno. Per Madeleine la risposta è no: ci si abbandona facilmente al timore che la vita sia sogno e il sogno sia vita per poi perdersi, più in là, nell'annoso dubbio circa la necessità di svegliarsi o addormentarsi. Madeleine dorme è una camera al di sopra del causale: una stanza piena di porte, di cui sono meticolosamente descritte le fattezze. Al di là delle soglie, sta a noi raccontare.

 

 

 

 
 
 
 
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