Maestoso è l’abbandono

Maestoso è l’abbandono
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È l’alba. Maria è in auto, i capelli rasati a zero. Vicino a lei sei bottigliette di Campari, tutte vuote. Le ha bevute nella notte, una dopo l’altra, calde, cantando le canzoni che hanno trasmesso alla radio. Ha lasciato un biglietto sullo zerbino. Alle prime luci del giorno ha sistemato il sedile e ha lasciato per sempre via Pigna numero due. Dietro questo gesto, dietro questa decisione così solenne e irrevocabile, è nascosto un mondo intero. Adesso Maria è una giovane donna un po’ meno fragile e un po’ meno insicura di prima. Ma in passato è stata una ragazzina anarchica, sentimentale e animista, figlia di una madre empatica con gli altri e distante con lei, che quando parlava usava il plurale e che spesso si dimenticava di prepararle da mangiare. Crescendo, Maria finisce in analisi dal dottor Lisi, un professionista stimato che indossa camicie azzurre e golf blu. Secondo lui, Maria soffre di ansia da separazione e propensione a spezzare i legami. Passa del tempo, e Maria trova lavoro in una libreria. La mettono al reparto narrativa. Tra gli scaffali di libri conosce Lorenzo, collega del reparto musica-film. Si invaghisce di lui perché è assurdo, scostante e poetico. Gli scrive una lettera d’amore lunga tre fogli, ma non gliela consegna mai. L’avvicinamento, tra i due, è lento, lungo e tappezzato di passi all’indietro…

La veronese Sara Gamberini esordisce nella narrativa con un romanzo dalla forte connotazione introspettiva. Il libro è stato definito da Viola di Grado (autrice pluripremiata e vincitrice nel 2011 del Premio Campiello Opera Prima) come un «romanzo di de-formazione». E infatti la vicenda della protagonista, Maria, sembra dipanarsi in una dimensione atemporale, fuori dalla realtà. Eppure il tempo scorre, la vita va avanti, Maria cresce e matura. Ma a parte qualche piccolo elemento narrativo che ci dà conferma dello scorrere del tempo, la storia si svolge tutta nella testa di Maria. Una storia fatta di piccoli riti, di sogni, di magie, di costellazioni e di amuleti. Un flusso di coscienza lungo e ininterrotto che scorre come un fiume in piena dalla prima all’ultima pagina. E infatti quello che c’è fuori, il reale, assume poca, pochissima, importanza: la scenografia davanti alla quale va in scena la storia di Maria è nebulosa e poco tratteggiata. Anche Lorenzo, il ragazzo che Maria conosce a lavoro, è una figura evanescente e indefinita. E insieme a lui, sono evanescenti e indefiniti anche l’enigmatico e antagonista dottor Lisi, le amiche di Maria, sua madre, sua nonna. Tale abbondanza di introspezione – che Sara Gamebrini conduce con grande abilità –, tale mancanza di appigli reali e concreti, rischia di tanto in tanto di disorientare e confondere chi legge. Sara Gamberini scrive bene e bene esordisce. Ora, dopo l’introspezione, attendiamo presto di vederla passare all’azione.



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