Magazzino 18

Magazzino 18
Duilio Persichetti è un archivista romano, un leale servitore dello Stato, educato dalla vacillante scuola italiana di fine secolo. Quando il Ministero degli Interni lo spedisce nell'abbandonato Porto Vecchio di Trieste, a fare l'inventario dei duemila metri quadri di masserizie del Magazzino 18, non ha la più pallida idea di cosa sia successo nel Novecento, nella Venezia Giulia: pensa che “Giuliano Dalmata” sia il nome di un bravo scienziato o di un misconosciuto letterato del secolo scorso, quando sfoglia i depliant delle agenzie di viaggio si ritrova a fantasticare pensando a Novigrad, nel mare croato, o all'esotica Piran, nella sinistra striscia di mare sloveno. Ma quelle robe vecchie, res derelicta dal 1978, hanno un'anima; e a raccontare la loro storia allo spaventato Persichetti sarà un fantasma, il loro antico e saggio custode: lo Spirito delle Masserizie. E piano piano Persichetti archivierà tutto: la scoperta che la gelida Novigrad si chiamava Cittanova da almeno milleduecento anni, o che Piran è la Pirano dei grandi musicisti italiani Tartini e Uto Ughi; la notizia che il più grave attentato su territorio italiano risale al 18 agosto 1946, sulla spiaggia di Vergarolla, a Pola; e che uno dei più grandi eroi civili italiani, Geppino Micheletti, rimase al lavoro per oltre 24 ore per curare i tanti feriti, nonostante avesse appena perso i suoi due bambini; la notizia del martirio di Norma Cossetto, da Visinada, Istria, e quella dell'abbandono in massa di una città inequivocabilmente latina e veneta, Pola, da parte della quasi totalità dei suoi trentamila abitanti. E così via…
Magazzino 18 è la sceneggiatura del musical civile scritto dal talentuoso cantautore capitolino Simone Cristicchi, allievo di Jacovitti, in collaborazione con l'intellettuale italo-polacco Jan Bernas, per la regia di Antonio Calenda. A pubblicarla, in un'elegante edizione completa del cd delle musiche dello spettacolo, di un buon numero di foto di scena e di un'ispirata scelta di foto delle masserizie, è stato il Teatro ospite della prima, il Rossetti di Trieste. Lo spettacolo è stato un'esperienza estetica travolgente, di un'intensità squassante. Durante la prima, tutta la sala, strapiena, era scossa dai singhiozzi del pubblico; e questo già dai primi minuti. È stato così per tutta la sua prima settimana triestina, prima che Magazzino 18 cominciasse a fare il giro d'Italia, e dell'Istria. L'edizione cartacea restituisce la grazia e la profonda gentilezza dell'opera dell'artista romano, leale a quel che è stato, onesto nel riconoscere la complessità di certe vicende e le responsabilità tricolori e jugoslave. Magazzino 18 è un meraviglioso spettacolo antifascista, estraneo a ogni forma d'odio, di rivalsa, di arroganza; è invece una pagina di poesia e di consolazione per le sofferenze degli oltre trecentomila esuli italiani dall'Istria, da Fiume e da Zara [Dalmazia], spesso taciute e anzi negate per assurdi interessi di partito o per questioni di convenienza internazionale: è uno spettacolo che tanti di quegli esuli avrebbero dovuto vedere in vita, per sentirsi meno disperati, meno incompresi e meno abbandonati. Forse avrebbe evitato a una parte di loro quel suicidio o quell'autodistruzione che spesso hanno scelto, per spegnere le sofferenze. E allora, anche per loro, vale l'undicesimo comandamento: “Non dimenticare”. E noi, no, “no dimentichemo”.  

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