Magia nera

Magia nera
Ad Anversa, nel silenzio di una grande stanza, Dirk Renswoude è intento a dipingere d’oro la statua di un diavolo dalle corna ritorte. Proprio allora alla sua porta bussa il destino sotto le spoglie di due cavalieri. Uno è Balthasar di Courtrai, figlio del Margravio delle Fiandre Orientali, in cerca notizie di Ursula di Rooselaare, che ha sposato per procura e che gli aveva scritto di essersi rifugiata in quel luogo. Ma Ursula ormai è morta, spiega Dirk, riposa sepolta in giardino sotto a un cespuglio di margherite. La notizia rallegra Balthasar, che non ha mai amato la moglie sconosciuta impostagli per convenienza economica, mentre invece turba il suo compagno, lo studente girovago Thierry di Dendermonde. A Dirk basta uno sguardo per intuire che quel giovane schivo ha il suo stesso segreto interesse per la magia nera. Così gli chiede di poterlo seguire nel viaggio che sta per intraprendere alla volta delle più celebri università d’Occidente: insieme potranno trovare nuovi trattati di negromanzia che insegneranno loro a conquistare ricchezza e gloria sotto l’egida del demonio. Affascinato e impaurito Thierry accetta l’alleanza e di lì a non molto i due amici giungono a Basilea. Non vi restano a lungo però, perché un sortilegio compiuto da Dirk li fa scoprire costringendoli a darsi alla fuga per scampare al patibolo. Non è però l’avversa fortuna a separare le loro strade, ma il dolce viso di Jacoba di Martzburg, nel cui castello trovano rifugio una sera. La venerazione che Thierry prova per la fanciulla suscita la gelosia di Dirk e anche quando, dopo molti anni, i due occultisti si ritrovano a Roma, la presenza e il ricordo della dama bionda continueranno a tenerli divisi. Fino a che, nell’imperversare della peste e delle forze oscure, con l’Anticristo assiso sul soglio pontificio, la verità su tanti misteri mai chiariti apparirà come un lampo che squarcia il cielo in tempesta...
La cifra della dissimulazione appartiene all’esistenza stessa di Marjorie Bowen, al secolo Gabrielle Margaret Vere Campbell Long, che ha pubblicato i suoi libri con numerosi pseudonimi, spesso maschili, per celare che si cimentava in un mestiere ritenuto inadatto a una donna. Mestiere che per altro praticava non solo con indiscutibile talento, ma anche con infaticabile produttività, visto che era lei a mantenere madre, sorella e domestica. Come ricorda Fabrizio Foni nella sua corposa e approfondita prefazione, si definiva “breadwinner”, cioè “chi porta il pane in famiglia”, e non lo diceva tanto per dire. È quindi una sottile vena autobiografica a scorrere in questo romanzo dove il travestimento domina dall’inizio alla fine. Magia nera omaggia il gotico con le sue atmosfere sinistre e il feuilleton con l’incalzare di colpi di scena e agnizioni che, per quanto fantasiosi, non minano la nostra sospensione dell’incredulità. Merito dell’abilità affabulatoria con cui la Bowen ci trasporta in un Medioevo storicamente poco attendibile e influenzato dalla leggenda (quella della papessa Giovanna in primis), ma decisamente suggestivo nel suo lato più cupo e maledetto, fatto di sfere divinatorie, di specchi che lasciano vedere l’avvenire, di tetri manieri, di terribili pestilenze e di frati che trasportano i defunti su un carro suonando una campanella con echi di manzoniana memoria. L’antro della maga di Francoforte con i cadaveri che si contorcono appesi a rugginose catene, Roma decimata dal morbo e infestata nottetempo da spiriti che danzano nella campagna al ritmo dei tuoni, sono ambientazioni fortemente evocative, costruite ad arte per far da sfondo a un personaggio enigmatico, divorato dall’ambizione e tormentato dalla passione non ricambiata: Dirk, l’Anticristo che trama per diventare papa ma che è pronto a giocarsi tutto per la persona che desidera più di ogni altra. Empio, vendicativo, ma anche profondamente innamorato, è legato a filo doppio all’indeciso Thierry, il quale da un lato spera nella ricompensa del demonio di cui si è messo al servizio, dall’altra vorrebbe credere in Dio e implorarne il perdono. Dirk non è un’incarnazione del Male, gli mancano la dissoluzione, il cinismo, la potenza corruttrice degli autentici cuori neri. Pecca, sì, ma per bramosia di sapere (e sappiamo dove la sete di conoscenza abbia sprofondato l’Ulisse dantesco). Pecca e si danna anche, o soprattutto, per amore, e quando finalmente si scopre che sia realmente Dirk, sarà chiaro anche il perché. 

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