Magma

Magma
“La mia idiozia è teologica, mi dice W. È vasta , è onnipresente.(..) D’altronde, prosegue, talvolta la mia idiozia non è altro che pura e semplice assenza, un cielo terso. Non un singolo pensiero mi attraversa la mente per settimane, non è così? La sua idiozia, riprende W. , è più una forma di testardaggine, di indolenza. La sua idiozia è solo un minuzioso promemoria della sua stessa incapacità, contro la quale si scaglia con nuovo impeto ogni giorno”. Due studiosi britannici, W. e Lars,  lavorano non si sa come all’università, attendono indolenti l’arrivo del “Messia stupido” e  fanno viaggi inutili alla ricerca di conferenze letterarie accettabili nelle quali finiscono sempre per bere troppo. W. ha avuto più di successo di Lars, e non perde occasione per ricordarglielo. Almeno i suoi libri sono stati pubblicati (da un editore amico, come no) - anche se sono finiti da subito fuori catalogo e non proprio per essere stati dei bestseller - almeno lui si sveglia all’alba per pensare, leggere e scrivere: invece Lars, dopo gli inizi “promettenti”, cosa fa? Assolutamente nulla. Il suo lavoro d’ufficio gli impedisce di concentrarsi e di avere una sola idea decente, in più il suo appartamento sta soffrendo l’invasione dell’umidità che, quasi come una creatura extraterrestre, si sta impossessando piano piano delle pareti e della stessa aria respirabile. Mentre assiste inorridito e affascinato al disfacimento della sua dimora ad opera delle muffe, Lars si sente spinto a risolvere le principali questioni filosofiche: il perché dell’esistenza, della scrittura e - incalzato dal collega - della propria ed altrui idiozia…
In Magma, romanzo d’esordio di Lars Iyer, professore di Filosofia all’università di Newcastle e blogger, non succede praticamente niente. Un romanzo senza trama deve fondare la sua originalità su altri fattori, come l’ironia, il cinismo e  la ripetizione ossessiva dei  divertenti insulti che W. dirige a Lars e indirettamente a se stesso. Un romanzo nato da un blog (consigliabile è almeno una visita a http://spurious.typepad.com), con capitoli corti, punti esclamativi e riferimenti frequenti a Béla Tarr, Maurice Blanchot, Franz Rosenzweig e - anche se non apertamente - a Beckett. Ammiratori incondizionati di Kafka, i due studiosi lo incolpano di ogni insuccesso. Entrambi si sentono una sorta di Max Brod senza il suo ispiratore, Kafka appunto: si sentono mediocri, privi di quella genialità di pensiero che potrebbe riscattarli. Non pochi si riconosceranno nelle loro lamentele: “La letteratura ci ha rammollito il cervello, sostiene W.- Avremmo dovuto fare matematica” e non pochi li prenderanno in simpatia, nonostante l’evidente  intenzione di esasperare il lettore con una serie di dialoghi che sembra non portino da nessuna parte ma che in realtà evidenziano le difficoltà di pensare veramente in un’epoca frenetica senza tempi morti per riflettere. Originale. 

 

 

 

 
 
 
 
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