Magniverne

Magniverne è una piccola cittadina delle montagne piemontesi, sulle rive del fiume Labironte. Un posto tranquillo, se non fosse per la baracca-laboratorio del costruttore di biciclette – un omino inquietante che indossa sempre una tuta da meccanico sporca di grasso e terriccio e grossi occhiali scuri da saldatore – e per il vecchio mulino, da tempo immemorabile al centro di storie spaventose: si dice che la notte strane creature escano dal Labironte proprio lì vicino e come se non bastasse l’ultimo proprietario si è suicidato cinque anni fa impiccandosi a una trave del soffitto. Ovviamente questa sinistra reputazione attira irresistibilmente i ragazzini di Magniverne, che amano girare in bicicletta per i boschi intorno al vecchio mulino. Non fa eccezione Davide, che dovrebbe essere felice dato che è l’ultimo giorno di scuola e invece è molto inquieto. Innanzitutto perché è innamorato di Paolina, che però sembra preferire il suo amico Guido, e poi per la questione della bicicletta. È da tanto tempo che ne chiede una nuova ai genitori, ma suo padre ha avuto la balzana idea di non comprarne una normale in un negozio, ma di prendergliene una del costruttore di biciclette! Completamente nera, ha “un grande manubrio, alto e dalla forma elaborata, e una sella lunga”, protesa in avanti. Una bici strana, che rischia di farlo diventare lo zimbello del suo gruppo. Deluso e ferito, Davide decide di non partecipare al giro in bici al mulino che hanno organizzato i suoi amici, non vuole che Paolina lo veda con quella bicicletta da sfigato. Si perde quindi il topo gigante, di cui tutti continuano eccitati a parlare per giorni: un topo “grosso, tanto grosso che pareva in procinto di scoppiare” che i ragazzi hanno incrociato proprio al vecchio mulino. Quando li ha visti arrivare in bicicletta non è scappato, li guardava come se volesse sfidarli. Chissà cosa direbbero se sapessero che poche ore dopo al mulino è arrivato il costruttore di biciclette e ha passato gran parte della notte ad accarezzare quel topo gigante e a parlarci con voce gentile…

Finalmente Maurizio Cometto, principe della scena Weird italiana, “fa il punto” sulla sua saga di/intorno a Magniverne – l’immaginario paesino di un Piemonte magico e cupo in cui era ambientato il suo fulminante esordio, Il costruttore di biciclette. Questa imperdibile antologia contiene una versione parzialmente rivista di quel romanzo breve e una serie di testi ad esso legati: L’uomo invisibile, che è una versione profondamente modificata di un vecchio racconto che si intitolava Il cerchio, Magniverne sommersa che è inedito, Via da Magniverne che è stato pubblicato in due antologie entrambe edite da Acheron, Un ragazzo solitario che è stato pubblicato sul blog “La Bottega del Barbieri” col titolo A strange and lonely boy con un finale diverso e infine Ritorno a Magniverne che è inedito. Lo stile? Immaginate di prendere alcuni temi fondanti della poetica di Howard P. Lovecraft e Stephen King (l’adolescenza, i freak, creature mostruose da un altro piano dell’esistenza, una natura minacciosa e matrigna), piazzarli su uno sfondo che ricorda il bosco di Blair Witch Project con il suo senso di minaccia incombente e poi filtrarli attraverso lo sguardo di Dino Buzzati e colorarli di stilemi che arrivano dritti dritti dalle tradizioni popolari italiane. Otterrete qualcosa di potente e inquietante, nascosto però sotto un incedere apparentemente rassicurante, fatto di immagini, situazioni e dialoghi familiari: poi, d’improvviso, l’orrore, l’inspiegabile, il macabro. E l’odore di Magniverne. “Odore di terra bagnata, di castagne, di concime; di cose lasciate a marcire”. Odore di paura. Odore di non si sa cosa, che è anche peggio.



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