Mai ci fu pietà

Mai ci fu pietà
Fine degli anni Settanta. Roma. Alcuni giovani criminali molto intelligenti e soprattutto spietati decidono di unire le proprie forze, sbaragliare ogni possibile concorrenza e formare così una gang ampia, solida e potente, sull’esempio delle varie cosche siciliane o napoletane. Dal quartiere Magliana, luogo di nascita di questo nuovo organismo criminale, la banda estende il proprio controllo su tutta Roma: attraverso lo spaccio di droga, la prostituzione, lo strozzinaggio e il gioco d’azzardo prima, con abili speculazioni edilizie poi. La scalata al mondo criminale è letteralmente inarrestabile al punto che i 'maglianesi' riescono a entrare in contatto e intraprendere relazioni con realtà come Cosa Nostra, la Nuova Camorra Organizzata ma anche con il terrorismo nero, la loggia massonica P2 e alcuni settori deviati dei servizi segreti di stato. All’apice della propria fortuna e del proprio splendore però, come un novello impero romano, la banda della Magliana si sfalda, vittima di invidie reciproche dei propri membri. I sodali di un tempo iniziano così a tradirsi e a uccidersi l’un l’altro, in una faida che si protrarrà per circa vent’anni. Il fiume di pentimenti che si genererà tra i malavitosi superstiti consentirà però agli inquirenti di fare luce su alcuni celebri misteri d’Italia come l’omicidio Pecorelli, la bomba alla stazione di Bologna, il rapimento di Emanuela Orlandi o ancora il sequestro Moro...
Angela Camuso, giornalista di razza di cronaca nera e giudiziaria, ricostruisce la complessa e intricata vicenda della banda della Magliana attraverso lo studio approfondito di centinaia di documenti giudiziari e con svariati colloqui e interviste a magistrati, investigatori e avvocati. Tutto ciò che viene raccontato è perciò pura cronaca, senza fronzoli o invenzioni letterarie, con un linguaggio molto simile a quello di un verbale giudiziario. Le vicende narrate sono state infatti accertate dai giudici in maniera inequivocabile con sentenze scritte irrevocabili. La cronaca degli eventi è quindi serrata e caratterizzata da una ricostruzione storica sempre provata, priva di incertezze o confusioni. La narrazione però, nonostante la difficoltà oggettiva nel prendere in esame un così vasto periodo di tempo, è molto scorrevole e a tratti perfino avvincente, merito soprattutto dello svelamento di parecchi misteri della nostra storia recente. Molto spazio viene concesso anche alle citazioni dirette dei protagonisti di queste vicende, rendendo così l’esposizione cronicistica piuttosto vivace ma soprattutto veritiera. Unico neo riscontrato sono gli eccessivi errori di battitura che penalizzano il ritmo generale del reportage. Il libro ricorda molto naturalmente le atmosfere di Romanzo criminale di De Cataldo e proprio per questo motivo la lettura è caldamente consigliata a tutti coloro che desiderano approfondire l’argomento, al di là della realtà romanzata. Mai ci fu pietà risulta essere uno dei migliori volumi dedicati alla storia della famigerata banda della Magliana; certamente “il più vero”, a detta di Antonio Mancini detto “Accattone”, uno dei capi storici della banda.

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