Mai più libera

Mai più libera
L'aria umida di aprile avvolge Copenhagen. Alle due di notte, l'ingresso del mercato della carne è rischiarato dal lampeggiante della polizia. La gente del quartiere è attonita, spaventata, quelle poche persone che  incuriosite  si avvicinano allo sbarramento sbirciano il lavoro degli agenti e chiaccherano sommessamente. Un ubriacone, seduto sul gradino del Høker cafè, continua a cantare senza preoccuparsi di quello che succede al di là della strada. Sotto la fredda luce dei proiettori della Scientifica, l'ispettrice di polizia Louise Rick osserva il corpo di una donna: non ci sono documenti, ma non dimostra più di vent'anni, l'abbigliamento è succinto, è coricata sulla schiena con le braccia allargate e la testa piegata sulla spalla sinistra, la gola squarciata di traverso con un taglio netto di venti centimetri che arriva fino alle vertebre, i capelli biondi sparsi e vischiosi di sangue. Il medico legale Flemming Hans Suhr condivide con l'ispettrice un primo rapido resoconto: la morte dovrebbe risalire alle ultime tre ore, sul corpo non ci sono altri segni di violenza, la vittima non si è resa conto di niente, inoltre visto lo stato mediocre dei denti dubita sia danese. Michael Stig, collega di Louise, fresco e profumato di doccia li raggiunge,  osserva in fretta  la ragazza e afferma in modo categorico che si tratta di una "puttana dell'Europa dell'Est" perchè il viso è truccato pesantemente, come era di moda tra le danesi negli anni ottanta. Ma dalla zona sono sparite le abituali prostitute, sicuramente spostate in un'altra parte della città, nessuno ha visto o sentito niente, la chiamata anonima arrivata al commissariato City, che ha denunciato la presenza di una donna morta tra i banchi dei macellai, dietro la scuola alberghiera, è stata sicuramente fatta da una persona che frequenta quotidianamente questi luoghi, che riesce a distinguere le varie aree del mercato e non vuole essere coinvolta...
In Danimarca Sara Blædel è considerata la regina del crimine, nel 1993 ha fondato la prima casa editrice danese interamente dedicata ai romanzi gialli e ai thriller americani, la “Sara B” edizioni, e dal 2007 è la più popolare scrittrice di romanzi polizieschi del suo paese. Partendo da un'attenta indagine su realtà difficili e purtroppo attuali, quali la prostituzione, le adozioni illegali, le difficoltà d'integrazione delle diverse etnie, la Blædel affronta anche temi delicati che riguardano le problematicità dei genitori single, la paura di crearsi una famiglia, di essere legati a qualcuno. L'ambientazione mette in primo piano i luoghi inediti, oscuri ed equivoci, della metropoli nordeuropea, nei quali avviene quotidianamente la mercificazione violenta della vita in ogni suo aspetto, con la tipica crudeltà, cieca e vigliacca, di chi ha come unico scopo il lucro ad ogni costo. L'autrice ha scelto di lasciare il ruolo di co-protagoniste a due amiche, l'ispettrice Louise e la giornalista Camilla, con l'intenzione  di raccontare la stessa realtà criminale con sguardi diversi, le due donne si trovano a investigare su casi, apparentemente indipendenti, che via via nel racconto s'intreccerano sempre più, fino a risultare  appartenenti alla stessa matassa criminale. Mentre il personaggio della poliziotta ha una sua definizione marcata e coerente, sia nelle debolezze che nei punti di forza, la giornalista resta caratterialmente confusa, poco presente come madre, poco incisiva come  professionista, debole anche nei rappporti interpersonali, ma ciò nonostante si trova sempre casualmente al momento e nel luogo opportuno per avere informazioni o incontrare le persone che svelano gli inghippi della storia, un po'  come la signora in giallo della popolare serie televisiva, ma floscia e svagata. I personaggi sono molti, oserei dire troppi, l'autrice si è impegnata a caratterizzarli con un'eccessiva ricerca psicologica, non  sempre giustificata, che tuttavia penalizza la narrazione; spesso nello stesso capitolo ci ritroviamo in brusche sterzate di punti di vista, senza che sia ben definito a quale personaggio venga data la parola.Infine la storia è  raccontata, non si svolge in presa diretta, troppo di frequente la signora Blædel utilizza la scorciatoia di riassumere per spiegare i fatti, senza dare respiro ai pensieri, alle emozioni dei protagonisti, alle descrizioni dei luoghi, delle scene, come invece riesce a fare piacevolmente nelle ultime, più o meno, centosessanta pagine del libro.

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