Mailand

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Non è facile vivere a Milano nel 1987 per uno studente fuorisede. I soldi sono sempre pochi, così Corradino (detto Konrad), oltre che vivere, insieme a un bolognese e un siciliano (che insieme a lui, il longobardo, formano quasi l’inizio di una barzelletta) in una stanzina messa in affitto dalla grigia coppia di mezza età composta dalla Babbiona e dal suo consorte Ginepro Kid, deve anche cercarsi un lavoro. E ne trova uno davvero strano. Creativo, si potrebbe affermare senza esagerare. Il suo principale, Alfredo Valeriano Dupré, ha infatti un’agenzia che si occupa di redigere conto terzi biglietti di suicidio. L’idea è nata qualche anno prima, per un episodio che aveva convinto il signor Dupré che tanta gente disperata, là fuori, avesse bisogno della sua arte scrittoria: non si può lasciare infatti a familiari e amici, prima di lanciarsi nel vuoto, un biglietto con su scritto: “Mi sono suicidato per alcuni motivi”. Così Konrad comincia il suo lavoro part-time in agenzia, diserta le lezioni della “fuck-oltà” di Scienze Politiche, gioca a Risiko con i coinquilini e sogna ad occhi aperti. In particolare come sarebbe fare sesso con il suo compagno di stanza piacentino, Marco, fisico statuario, mascella volitiva, labbra carnose “da bocchinaro”, irrimediabilmente etero e affetto da una viscerale idiosincrasia per i gay…

Per cominciare la lettura il lettore deve fare un salto temporale e pragmatico (l’autore sceglie il dialetto in molti dialoghi, lo slang, e diversi neologismi), e in questo consiste il primo patto narrativo. Via computer e telefonini, comunicazioni telematiche, rapporti virtuali. Siamo nel 1987 a Milano. Anzi, Mailand, come pronunciano i tedeschi. Cosa c’entri il teutonico popolo con questa storia il lettore lo scoprirà quasi alla fine del libro. Il romanzo ha infatti una doppia anima: da una parte è romanzo di formazione, dall’altra un doppio giallo. In modalità spy-story, Corradino (insieme alla segretaria Salmoiraghi) deve scoprire che fine abbia fatto il suo principale, scomparso da un giorno all’altro. Il giallo invece che lo riguarda più da vicino e che lo turba maggiormente sono le lettere anonime che riceve a casa di sua madre, nel paesello in cui torna ogni venerdì: qualcuno ha trovato il suo diario segreto, quello che ha tenuto durante la gita della quinta superiore a Strasburgo l’anno prima e in cui rivelava la sua attrazione per Danilo, e ora glielo sta inviando pagina dopo pagina. Per minacciarlo. Il filo narrativo principale, il cuore della storia, è la sessualità di Konrad, che non può rivelare a nessuno, solo a se stesso nella solitudine della sua casa dell’infanzia, quando apre i cassetti e gli armadi di sua madre e diventa la figacciona con le gambe lunghissime e il trucco pesante, maschera che rivela la sua anima. L’amore che sogna è carnale e platonico insieme: lo spettro dell’AIDS gli ha finora impedito di avere storie omosessuali. Un romanzo breve, forse troppo (ma è un’attitudine diffusa fra i nostri narratori, trovare il nocciolo nella sintesi) che si divide fra scrittura ironica e poetica, fra immagini grottesche e guizzi di lucore. Dimostrando che se riesci a lasciare gli occhi aperti dopo un abbaglio, là trovi qualcosa di sincero (nell’amore, nel lavoro, perfino in No Bel, l’adolescente e stupido nipote della Babbiona). Il libro conclude la trilogia “di Corradino” insieme a Quattro soli a motore e Chiudi gli occhi e guarda, tutti editi da Neo.



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