Mal di pietre

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Cagliari, anni Quaranta. Nonna ha trent’anni e ancora non ha trovato l’amore. Non è affatto brutta, solo che, per un qualche motivo misterioso, i suoi pretendenti fuggono ancor prima di aver chiesto la mano a suo padre. Un giorno, sua madre la aspetta nel cortile con un nerbo di bue, pronta a colpirla fino a farla sanguinare e a farle venire le piaghe, perché ha scoperto delle lettere d’amore roventi che la ragazza manda ai suoi pretendenti. D’altronde la nonna amava scrivere e aveva un quaderno, una sorta di diario. Era il 1943, mese di maggio, quando il futuro marito di nonna arrivò in paese: era un impiegato delle saline di Cagliari, la sua casa e la sua famiglia erano state spazzate via dalla guerra. Dormì e mangiò a spese della famiglia di nonna e per riconoscenza la sposò. Nessuno dei due amava l’altro, perciò il nonno avrebbe continuato a frequentare la casa chiusa, s'intende: ma una sera, mentre il nonno era seduto in poltrona a fumarsi la pipa, lei aveva deciso che avrebbe preso il posto di quelle donne, purché risparmiassero i soldi. Ma nonna aveva un grosso male: il mal di pietre, terribili coliche renali che non le permettevano di restare incinta. Così le vengono ordinate le cure termali in Continente ed è lì che conosce il Reduce, un uomo che vive a Milano con il suo stesso male e che con la sua poesia e la sua musica le fa conoscere l’amore. Quello vero. Quello che ha sempre aspettato. Quando la nonna torna a casa resta subito incinta e il figlio che nasce sarà un grande musicista che porterà la sua musica in tutto il mondo, che avrà con il padre un rapporto privilegiato e che quando si sposerà con una flautista, lascerà la propria figlia nelle mani della nonna, perché la possa crescere e la possa rendere custode dell’unica verità…

Mal di pietre è il romanzo che ha portato alla ribalta Milena Agus, scrittrice ma soprattutto professoressa di italiano in un istituto tecnico superiore di Cagliari. Vincitore di numerosi premi (Forte Village, Santa Marinella, Elsa Morante, Campiello – selezione dei giurati) nonché Libro dell’anno Fahrenheit 2007. È per quello stile asciutto, colloquiale, senza tanti fronzoli, (ma non per questo privo di succo nel contenuto) che la scrittura della Agus affascina dalla prima all’ultima sillaba e poco importa se ci sono frasi in dialetto sardo non immediatamente comprensibili, il contesto le renderebbe chiare forse anche senza le note. In Mal di pietre la voce narrante è quella della nipote della protagonista, che racconta la vita della propria nonna così come la nonna che l’ha cresciuta l’ha raccontata a lei fino ad oggi, che si sposa e riscopre quei luoghi, quelle vie e quella casa di una Cagliari dal sapore un po’ antico, certamente lontana dalla già cosmopolita Milano - che hanno fatto da sfondo alla vita della nonna fino alla sua morte. Tanto breve quanto attraente, questa storia che rivela nel mal di pietre il mal d’amore, l’insoddisfazione per un amore mai trovato, è da leggersi in una volta sola e fino a quell’ultima pagina che, raccontandosi da sé, rovescia ogni aspettativa.

LEGGI L’INTERVISTA A MILENA AGUS


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