Malicidio veneziano

Malicidio veneziano

Venezia. Marzo 1734. Il patrizio magistrato inquirente della Serenissima Alvise Corner, Signore di Notte alla Quarantia Criminal, diligente colto curioso e progressista, pur libertino e gaudente (con preferenza per gli strumenti musicali e le cortigiane di classe), riceve la visita dello sbirro Toni Zago e si precipita con lui a Murano sopra un bragozzo: è stato sgozzato un frate cistercense mentre s’intratteneva, travestitosi con parrucca e vestiti civili di pregevole qualità, con una bella prostituta. Nelle tasche ha un criptico messaggio, forse non di sua mano, forse rivolto proprio agli eventuali investigatori. Si chiamava Fausto Scarpati padre Giovanni, aveva 32 anni ed era noto come un valente matematico che intratteneva anche una continua corrispondenza con vari studiosi stranieri occupandosi di storia e teologia, un devoto studioso di solida fede che talvolta non riusciva a sottrarsi alle tentazioni della carne e peccava di lussuria. Si dichiarava spesso pentito e desideroso di obbedire all’abate, ma poi ricadeva periodicamente nel medesimo peccato. Mentre per puro caso sopraggiunge a Venezia da Trento il frate francescano Benedetto Bonelli, storico e appassionato delle opere di San Bonaventura, uno degli interlocutori della vittima, vi sono altri successivi omicidi a Torcello, alla Giudecca e in altri quartieri, calli, sestieri, isole della città. Sembra che di fatto qualcuno ce l’abbia con chi predica bene e razzola male. Alvise stenta a interpretare tutti i segni, Benedetto lo aiuta, si sta preparando uno spietato omicidio ancor più clamoroso, non è detto che facciano in tempo a sventarlo…

Alvaro Torchio (Piadena, 1952) è un insegnante in pensione, colto e arguto, capace di coniugare trama gialla e romanzo storico, con precisi documentati riferimenti geografici e temporali, letterari e culturali. In passato si occupò di Vivaldi e qui i concerti del sommo Antonio, il prete rosso compositore e maestro di violino (1678-1741), si ascoltano dal vivo e il musicista è parte rilevante della vicenda. La Venezia è quella dell’antica repubblica marinara, governata a Palazzo Ducale dalla Serenissima Signoria: il Doge, il Consiglio dei Dieci, i capi della Quarantia ovvero gli inquisitori di Stato, Consiglio maggiore e minore; una forma costituzionale secolare in un contesto mediterraneo di progressivo declino veneziano; la caduta avvenne decenni dopo, nel 1797, anche per una certa disattenzione verso quel che avveniva in altre aree del continente (carenza che Corner spesso sottolinea). La narrazione è in terza persona varia, spesso anche su azioni e pensieri del serial killer, motivato e autoflagellantesi. Manca quindi un po’ di suspense, ma il testo è godibile e preciso. Il titolo allude al classico dilemma filosofico e religioso (fra gli altri, San Bernardo nel De laude novae militiae): il soldato cristiano che uccide un malvagio commette forse un malicidio invece che un omicidio? Chi può dirlo? Vini rossi del territorio e acquaviti di Dalmazia.



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