Mandorle amare

Mandorle amare
La vita di un analfabeta è difficile e molto spesso umiliante. Lo sa bene Fadila, una donna marocchina ormai anziana, arrivata in Francia dopo storie di matrimoni falliti e povertà. I suoi figli vivono lì e sono ormai integrati, ma Fadila ha bisogno di soldi. È per questo che Aïcha, una delle sue figlie nonché portiera in uno stabile, le trova un lavoro come donna delle pulizie presso la casa di Édith, tipica francese “bene”, traduttrice e interprete. Una donna che vive delle parole non può che rimanere costernata davanti all’analfabetismo di Fadila: non solo l’anziana non sa leggere né scrivere in francese, ma non ha nemmeno mai imparato a farlo in berbero, la sua lingua materna. Senza pensarci due volte Édith decide di insegnarle i rudimenti della lettura e della scrittura. Sa che non sarà facile, ma non è del tutto cosciente di ciò che l’aspetta. Mentre i mesi passano si instaura fra le due donne una relazione di affetto e complicità, nonostante le differenze culturali,  anche se Édith osserva con preoccupazione i pochi progressi della sua allieva, in quella che sembra una battaglia persa in partenza...
Si comincia con l’imparare a scrivere il proprio nome e cognome: cosa che i bambini imparano in due giorni e che a Fadila costerà mesi di sforzi  e delusioni.  Una cosa così semplice come il nome, una manciata di lettere che dovranno farsi strada e riuscire a mettere radici in una mente non più giovane, non abituata a pensare secondo gli schemi che tutti abbiamo metabolizzato dall’infanzia. L’esercizio quindi di insegnare a leggere a un adulto è un esercizio molto più complesso:  bisogna distruggere determinate categorie mentali, introdurre un’idea che prima non c’era e fare in modo che l’adulto la ricordi e la faccia sua.  Laurence Cossé affronta un tema “di nicchia” in un libro semplice e diretto, come Fadila e le sue brusche ma sincere risposte. Indubbiamente interessante per chi si occupa dell’insegnamento ma anche per noi profani, che tifiamo per Fadila come se fosse un atleta o un Davide intento a gareggiare - con poche e insufficienti risorse -  contro un Golia, l’analfabetismo, molto più forte e temibile di lui.

 

 

 

 
 
 
 
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