Mangiatori di morte

Mangiatori di morte
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921 d. C. Il califfo di Bagdad invia un dignitario di corte, il colto e raffinato Ahmad Ibn Fadlan, come ambasciatore presso il re dei bulgari, sulle rive del Volga, nel remotissimo nord. Lungo la strada Ibn Fadlan vive molte avventure e vede molti popoli dagli usi assai strani, ma l’avventura più incredibile la vive tra i normanni, quando viene scelto per far parte di una spedizione inviata in una landa remota per contrastare un mortale, misterioso pericolo che viene con la nebbia e che sta sterminando popolazioni intere...

“Non dir bene del giorno finché non è venuta sera; di una donna finché non è stata bruciata; di una spada finché non è stata provata; di una ragazza finché non si è sposata; del ghiaccio finché non è stato attraversato, della birra finché non è stata bevuta”. A scuola ci hanno insegnato che la ‘culla della civiltà’ è stato il Medio Oriente. Ricordate? Le prime civiltà sorsero in Egitto e Mesopotamia, poi toccò a Creta e alla Grecia, infine a Roma, e solo quando l’Impero Romano implose e le tenebre del MedioEvo (guarda caso) stavano per calare sul mondo, ecco apparire sulla scena i popoli dell’Europa del nord, fino a quel momento probabilmente intenti a spalare neve o a scannarsi in sudice caverne. Beh, le cose non andarono affatto così: gli europei erigevano megaliti prima delle piramidi, Stonehenge è più antica di Crosso, il metallo veniva lavorato al nord prima che la metallurgia arrivasse in Grecia. Ci sono meraviglie e complessità nella civiltà dei normanni e dei vikinghi che sono ancora tutte da esplorare, in barba a ogni antico pregiudizio. Anche Michael Crichton, il maestro della mainstream-fiction contemporanea è rimasto ammaliato da queste nuove prospettive storiografiche, e ha partorito una fiaba avvincente e violenta, per la quale ha immaginato un background documentale tanto plausibile da sembrare vero: nel ‘manoscritto’ di Ibn Fadlan, disperso in tante versioni e traduzioni come ogni testo antico che si rispetti, c’è il racconto di un cambio di prospettiva identico a quello che suggerivamo poco fa, operato ante litteram da un colto dignitario arabo, che inviato tra quelli che immagina turpi bestioni senza dio, scopre tradizioni antiche, leggende, coraggio, rispetto. Al fianco dei suoi nuovi amici deve affrontare una minaccia mostruosa, un popolo di sub-umani antropofagi (nel quale una postfazione del ‘curatore’ Crichton lascia sapientemente intravedere un gruppo di uomini di Neanderthal sopravvissuti all’estinzione) che vuole essere forse il simbolo buio della bestialità, alla quale si contrappone, libera finalmente da pregiudizi e ostacoli, la cooperazione tra civiltà diverse, un confronto che può portare solo arricchimento e vita. Un libro che non può mancare nella biblioteca degli appassionati di romanzi storici, e che è stato trasposto sul grande schermo con risultati controversi da John McTiernan.



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