Mano nera

Mano nera
Un prezioso manoscritto trafugato, manifestanti musulmani impazziti che, a quanto pare, ci tenevano parecchio a quel libro. Che libro? Un manoscritto rubato durante un rapimento, un misterioso rapimento. Due donne, una delle quali figlia di un Ministro bosniaco, svaniscono nel nulla e con esse rischia di sparire anche quella poca serenità appiccicata con lo scotch che è rimasta nella ex Jugoslavia. Alla ricerca del trio - o del duo più un libro che dir si voglia - si muovono in molti, anzi in moltissimi. Un greco, tale Kostas Sideris, ed una santa – già, proprio una santa che di nome fa Ljudmila Horvat, feroce integralista cattolica missionaria di Dio, del suo Dio ovviamente. Sparatorie e rabbia, manifestazioni croate contro manifestazioni musulmane. Quel libro, la Haggadah di Sarajevo, forse è più di un semplice libro, e anche le due donne nascondono segreti. Si riuscirà a stabilire un equilibrio tra feriti e morti, poliziotti uccisi e strade bloccate in una Sarajevo in cui muoversi non è mai stato così difficile? Forse sì, ma a che prezzo? Il simbolo della multiculturalità di una regione nella quale le ferite della guerra civile tardano a chiudersi è svanito, e adesso quelle ferite sono pronte a colorarsi di rosso, ancora una volta…
Alberto Custerlina, alla seconda esperienza come romanziere, si dimostra un'ottima guida della nostra immaginazione attraverso luoghi di cui spesso non conosciamo alcunché. Sa muoversi con maestria attraverso la rabbia, le tradizioni e le idee di una Sarajevo impazzita in cui l'organizzazione nazionalista Mano Nera, della quale si erano perse le tracce da quasi un secolo, tenta di rinfocolare l’incendio in agguato sotto la polvere delle rovine balcaniche. Nulla si può anticipare riguardo la figura che, già da sola, vale il prezzo del libro, il giocatore della scacchiera invisibile, l'enigmatico russo Kirill Todorovski - talmente malato del suo gioco che una sconfitta gli costerà un “quasi” suicidio. Un libro avvincente, che tiene incollate le mani alle pagine che scorrono velocemente verso la fine. Un romanzo che è anche una sottile riflessione sulla guerra e sulla religione. Sul ruolo del simbolo che unifica e che, svanito, può dividere inesorabilmente.

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