Mantieni il bacio

Mantenere il bacio, ossia far durare “l’incanto dell’incontro”, quel lottare di lingue (il bacio) che dice un “ti amo” silenzioso ma corporeo. Freud è molto cinico nel formulare il “concetto” di amare che non è altro se non “adorare la propria immagine ideale incarnata nell’amato”; “quando dico ti amo sto dicendo che amo me stesso attraverso di te, sto dicendo che mi amo in te, che amo me stesso, che amo in te il mio Io…amo di te il mio Io ideale, il modo in cui il tuo sguardo mi guarda e mi rende amabile”. Parlando di Freud si arriva poi, ça va sans dire, alla sessualità: cosa è l’amore se non cercare di replicare l’amore per la madre? “Sull’amato calano così gli spettri del nostro passato, dei nostri fantasmi, delle prime esperienze della nostra sessualità infantile, delle nostre paure più arcaiche”. La critica a queste considerazioni arriva pronta e lesta: “L’amore richiede amore per l’Altro in quanto tale; non per l’Altro che combacia con la rappresentazione idealizzata di noi stessi, non per lo specchio dell’Altro”. Anzi, si ama quando lo specchio (e quindi tutta la sua simbologia psicoanalitica) si rompe, quando non si concede a sé stessi il narcisismo di amare il nostro Io nell’Altro. Di più, Lacan introduce un altro neologismo (dopo lalangue) “amur”, proprio per sottolineare come l’amato/a è un individuo diverso da noi, “che resiste nella sua alterità, come un muro, un “amuro”, qualcosa che non si può possedere, né valicare” perché nell’Altro si ama il dissimile da noi, il divergente. L’incontro poi, nonostante gli amanti si fissino sull’idea della predestinazione, perché così si esorcizza la paura che non sia per sempre, è una casualità, una frattura del tempo; da questo assoluto imprevisto, non ci salva nemmeno il ricorso a Platone e al mito dell’androgino: non ricerchiamo la metà divisa “non è ricomporre il tutto dell’origine”…

Lessico amoroso, il ciclo di sette incontri con Massimo Recalcati che Rai 3 ha trasmesso in seconda serata i primi mesi del 2019, trova qui un più ampio respiro. Sette argomenti (come sette sono state le “lezioni”) sviluppati in maniera più approfondita e che gravitano attorno al tema dell’amore. Un libro per spiegare qualcosa che non si può spiegare, qualcosa che nemmeno la psicoanalisi attraverso la trivellazione dell’inconscio riesce a restituirci nella sua complessità, soprattutto nella sua interezza. E per fortuna, che ancora qualcosa resta di misterioso, di insondabile, di puro! Non si intende evidenziare una potenziale o realistica inutilità del presente volume, ché la psicoanalisi è materia affascinante. Ciò che non convince è una caratteristica peculiare del professor Recalcati che qui è portata all’esasperazione: la ripetizione concettuale. Ora, una lectio magistralis o le lezioni universitarie possono certo beneficiare di una sottolineatura ripetuta dei concetti, per una più efficace introiezione. Nella scrittura però, anche senza arrivare ad agognare il fatidico “less is more” (che, per carità, non fa mai male), quando questa particolarità è così invadente, la lettura è resa pesante e il rischio dell’abbandono molto concreto. E poi, lasciateci credere che esiste un destino, che l’incontro tra due persone non è un caso. Siamo già circondati da così poca poesia!

 


 

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