Manuale d’esilio in trentacinque lezioni

Manuale d’esilio in trentacinque lezioni
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Velibor Čolić ha ventotto anni quando arriva a Rennes con un bagaglio di parole francesi conosciute pari allo zero, un diario di soldato, cinquanta marchi tedeschi, una penna e un borsone logoro verde oliva di una sconosciuta marca jugoslava. All’interno del borsone ci sono una camicia, una fotografia di Emily Dickinson, un rosario, due cartoline di Zagabria e uno spazzolino da denti. È la fine dell’estate del 1992 e Velibor sembra pronto, più che per affrontare una nuova vita in una grande città, per una spedizione al Polo Nord. Non ha un posto dove andare a Rennes e trascorre nel parco cittadino la prima notte. È un soldato. Reduce da una guerra terribile e ora, in fuga dalla sua Bosnia, non sa da che parte cominciare. Conosce esattamente cosa fare quando si sta in trincea, quali movimenti eseguire, quando restare fermo ad aspettare che l’attacco passi, ma non ha idea di come vivere in una città francese di cui non conosce neppure la lingua. Dovrà imparare di nuovo a vivere, in un modo e in un mondo diverso dal suo. Velibor comincia lentamente a imparare il francese, ad abituarsi a Rennes. È un intellettuale in Bosnia, ma a Rennes non riesce a comunicare con nessuno. Da un lato sente l’urgenza di imparare il francese, dall’altro vorrebbe che il suo dolore fosse scritto e narrato solo nella lingua che lui conosce. Non resterà a lungo in Francia. Si sposterà in Germania, ricomincerà a scrivere e a occuparsi di letteratura…

Velibor Čolić è nato in Bosnia Erzegovina, in questo romanzo toccante e allo stesso tempo impegnativo nella lettura, racconta dei suoi studi in letteratura jugoslava a Zagabria, del lavoro come giornalista in una radio regionale, e dell’arruolamento nell’esercito bosniaco, fino alla diserzione nel 1992, alla cattura, e alla fuga verso la Francia. Non è per niente facile vivere da esule, senza permesso di soggiorno, senza casa né soldi, senza riuscire a comunicare con gli altri. Tra incontri nel sottobosco dei migranti, in mezzo a ubriaconi, piccoli delinquenti e approfittatori, vivendo improbabili storie d’amore, l’autore resiste, sempre sorretto dall’amore per la letteratura, pur rendendosi conto di dover ricostruire la sua identità ripartendo da zero. Manuale d’esilio colpisce per l’ironia con cui Velibor Čolić riesce a narrare i momenti più duri della sua vita: in trentacinque lezioni riesce a trasformarsi da rifugiato a uomo di cultura apprezzato ovunque in Europa. L’amore per la sua Bosnia è sempre presente, così come la sofferenza per aver combattuto una guerra durissima e aver perso completamente la propria “innocenza”. Con una scrittura paratattica, un lessico semplice, l’autore bosniaco colpisce al centro del nostro cuore: ci fa riflettere su cosa voglia dire essere un esule, un rifugiato, su come si possa rialzarsi e ricominciare. Senza perdere mai la fiducia in un futuro migliore del presente.



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