Manuale del rivoluzionario

Manuale del rivoluzionario
Chi la fa la vera rivoluzione? Un superuomo nietzscheano da solo, no di certo. Ogni volta che uno di essi nelle giravolte della storia ci ha provato, è finito con la faccia a terra e la nostra evoluzione ha fatto un balzo all'indietro, tornando punto e a capo. La società, o meglio quella degli albori del Novecento di Shaw e secondo quando sostiene l’autore, si fonda su capitelli malandati. La proprietà, la religione, il matrimonio, l'istruzione, l'economia e la politica si basano su concetti sbagliati, controproducenti. L'unica speranza è l'evoluzione. E, nell'evoluzione, nella creazione e conseguente educazione di un'intera generazione di superuomini, senza disparità e squilibri, che non abbiano una gerarchia da scalare, ma un'intelligenza da usare e molte idee da condividere. Il metodo per creare una società che si basi su questi concetti si fonda soprattutto sulla volontà. Una volontà che nasce dalla disperazione e quindi dalla convinzione che si possa e, a questo punto, si debba obbligatoriamente vivere meglio...
Consigli su come diventare un rivoluzionario nell'Inghilterra dei primi del Novecento, oppure manuale caustico, visionario e destabilizzante senza tempo, ma di difficile interpretazione per l'uomo del ventunesimo secolo? Non lo so. Temo che negli ultimi trent'anni la speranza di costruire una generazione intera di superuomini sia andata a farsi benedire e questo soprattutto a causa del livellamento dei gusti dovuto al bombardamento mediatico di un flagello chiamato pubblicità. L'uomo, secondo l'uomo, è già super e non ha bisogno di distruggere proprio niente. Non che non abbia la speranza di vedere un giorno qualche cosa di meglio di questa organizzazione globale disorganizzata, ma ho la sensazione che questo libercolo non abbia una chiave di lettura efficace e non ci indichi più alcuna buona uscita. 

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