Manuale di autodifesa verbale

Manuale di autodifesa verbale
“Mia madre ritiene che dovremmo comprare un nuovo frigorifero perché quello che abbiamo si romperà a breve”. “Ma cosa vuoi che capisca tua madre...”. Avete appena assistito a una delle più comuni “fallacie”, cioè errori tipici (ricorrenti) e più difficili da smascherare perché dotati di una parvenza di veridicità. In questo caso, la fallacia viene detta “ad hominem”: invece di discutere della validità o meno della conclusione (ciccio, rispondi, pensi che il frigorifero sia da cambiare o no?) si scredita la conclusione denigrando la persona che l'ha sostenuta (la povera mamma). “Hai poi smesso di picchiare tua moglie?”: anche qui ci troviamo di fronte a una fallacia, nascosta questa volta nella così detta “domanda complessa”, qualsiasi cosa si risponderà a una domanda formulata in questo modo, implicherà la conferma dell'assunto di partenza (cioè che si picchi la propria moglie). La via d'uscita? Rispondere con un'altra domanda: “Come potrei smettere di picchiare mia moglie dal momento che non l'ho mai fatto?”. Vogliamo parlare poi del “confirmation bias”? Cioè di quella piacevolissima e rassicurante propensione a selezionare (e ricordare!) tra le informazioni che ci arrivano solo quelle che  confermano le nostre credenze? Un esempio? Quando conosciamo qualcuno, cerchiamo di farci un'idea di chi è osservando le sue azioni: se compie un'azione gentile induciamo che sia una persona gentile, e ci formiamo un “pregiudizio” (in questo caso positivo). Bene, da quel momento in poi è molto probabile che tenderemo a vedere (o non vedere) ogni sua azione alla luce della nostra ipotesi: noteremo quindi solo i suoi modi garbati e ignoreremo (senza rendercene conto) tutti gli altri. È più facile, letteralmente più facile, avvalorare un'ipotesi già formata con dati che la confermano, piuttosto che notare quelli che la confutano. Poco male, in questo caso. Ma pensiamo a quello che succede a noi stessi se ci siamo etichettati come persone depresse...
Questi sono alcuni degli esempi, e nemmeno i più brillanti, che Francesco Rende,  laureato in Filosofia e Psicologia, con un dottorato di ricerca in bioetica e grafologo, ma, cosa più importante, ex blogger ed ex (?) protagonista di flame in rete, raccoglie e argomenta per noi nel suo Manuale di autodifesa verbale. Sulla  automatica applicazione dei concetti del manuale nella vita pratica ci sarebbe da ridire (almeno quanto sulla scelta della copertina morbida e fumettosa): questo è un libro serio e difficile, un manuale da studiare, da schematizzare, riassumere, fare proprio con gli strumenti adatti all'assimilazione di nozioni complesse, quali sono i fondamenti della logica e della psicologia. Ma se fatica sarà, verrete ampiamente ricompensati, perché l'autodifesa del titolo, a conti fatti, è da intendersi come “difesa da noi stessi”: “conoscere i fondamenti della logica è importante anche (soprattutto, ndr) nella misura in cui consente di correggere i propri pensieri”, perché da quello che “ci mettiamo in testa” dipenderà molto del nostro destino. E della nostra felicità.

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