Manuale di fisica e buone maniere

Manuale di fisica e buone maniere

Lei, una bambina sognante, affascinata dalla danza dei pianeti e della vita. Lui, un piccolo e avido lettore di testi scientifici, nonché mini-killer di gatti. Nell’orbita del tempo su cui le loro due vite ruotano, i sogni cambiano e perdono di luminosità: lui lascia l’università e fugge a Londra col solo scopo di dimenticarsi di sé; lei – divenuta, intanto, una brillante astrofisica – tenta (o meglio si sforza) di rincorrerlo, sebbene la sola cosa che cerchi, dopo la tragica perdita della sua famiglia, sia l’essere immune all’amore, ai sentimenti e alle emozioni. Lui, dimentico di sé, comincia a vivere la vita di qualcun altro, finché la sua essenza non ritorna, testarda, a bussare alle porte del suo inconscio. Lei s’affanna, s’ammala alla ricerca d’una Terra, la sua, in cui poter gravitare o anche solo rinunciare a sé…

Daniele Germani ci dona un romanzo in cui letteratura e vita vengono raccontate anche mediante la scienza, e a essa equilibrate e perfettamente amalgamate. In una prosa scorrevole e nitida, ci accompagna e ci lascia sprofondare, con levità, nel dolore dei protagonisti. Ci bagna delle loro lacrime – in una pioggia di sofferenza che c’inonda sotto il cielo infinito di Londra –, ma senza scomodare effetti tragici troppo eccessivi, perché non fa quasi mai la voce grossa, la sofferenza: e tutto il testo lo percepiamo come un sussurro, un alito della (non-) vita che rimane ai due protagonisti, come un abbraccio di compassione che ben s’astiene dal giudicare. Tutto accade perché deve, e perché siamo noi a sceglierlo: e lasciare andare la vita o afferrarla dipende soltanto da noi! Amare, dopo il dolore, è difficile; fuggire, dopo il dolore, è forse più facile. Eppure: “amore è una parola senza sinonimi”, amore siamo noi, esseri speciali…

 


 

 

 

 
 
 
 

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