Marathon

Marathon
Capo Artemisio, Eubea. Agosto del 480 a. C. Una nave ateniese attende notizie sulla difficile situazione delle vicine Termopili, dove gli spartani sono alle prese con l’esercito di Serse. Un araldo ha annunciato la visita di un’imbarcazione della flotta persiana: una donna vuole parlare con il poeta Eschilo, uno dei pochi a bordo ad avere già affrontato i persiani in passato. La donna dice di chiamarsi Ismene e di essere ateniese; è stata sposata con un cittadino ateniese ed è nipote di Ippia, colui che a Maratona era schierato a fianco dell’esercito persiano. Ha una verità da raccontargli su tre ragazzi che in passato l’hanno amata e che per lei si sono sfidati prima, durante e dopo la vittoriosa battaglia di Maratona. Maratona, 490 a.C. La battaglia è finita e gli ateniesi hanno sgominato metà delle truppe persiane di Dario mentre l’altra metà è salpata alla volta di Atene. Per questo c’è bisogno che qualcuno percorra oltre quaranta chilometri e raggiunga la città per comunicare l’esito positivo della battaglia. Per questo Eucle, Filippide e Tersippo stanno correndo…
Dopo aver narrato le gesta di Cesare, di Leonida e di Traiano, lo scrittore e studioso di storia Andrea Frediani apre una finestra sulla battaglia di Maratona: un evento che di fatto salvò la Grecia dalla conquista dei persiani e, grazie allo storico Erodoto, ebbe una risonanza tale da emulare la guerra di Troia narrata da Omero. Secondo la tradizione, dopo la battaglia di Maratona, un araldo corse fino ad Atene per annunciare la vittoria e, dopo aver pronunciato le sue ultime parole, morì stremato. Le fonti sono discordanti nel rilevare l’identità dell’araldo: c’è chi lo consegna alla storia con il nome di Eucle; chi parla di Tersippo e chi ancora di Filippide, il più grande hemerodromos – il podista capace di correre per un giorno intero – della Grecia. E se ad Atene fossero stati mandati più messaggeri? È quello da cui Andrea Frediani è partito per costruire un romanzo storico completo, perché Marathon è la narrazione della battaglia che in un certo qual modo ha cambiato la storia, come sapientemente recita il sottotitolo. Ma non solo: ad essere descritto è uno spettro di sentimenti che va dalla paura alla delusione, dall’ambizione all’amore, declinato nelle varie forme dell’amore carnale, dell’amicizia e della fratellanza. Fanno da contorno le scene di una sfida che assume i contorni del mito, e proprio come il mito di Davide e Golia insegna, non è sempre il più forte a vincere. Gli scontri campali sono descritti con dovizia di particolari e si ha la sensazione di vedere realmente un arto tagliato o il rumore della carica degli opliti, sentire l’odore del sangue e della polvere, in un piano narrativo alternato in cui rivivono Eschilo, suo fratello Cinegiro, lo stratego Milziade, il polemarco Callimaco e i fasti di un’Atene all’alba della democrazia. E poi la corsa di tre opliti; tre amici; tre antagonisti che cercano di vincere la loro ultima, definitiva sfida. Per questo bisogna dissentire con Corrado Augias quando afferma che Frediani è un grande narratore di battaglie. Marathon è di più. Molto di più.        

 

 

 
 
 
 
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