Marguerite

Marguerite
Nenè è una bambina frustrata da una presunta preferenza che la madre nutre per il fratello Pierre a suo discapito. Alla morte di lei, Nenè, ormai cresciuta e divenuta Marguerite, si trova a doversi confrontare con i fantasmi del passato. Da lì ecco partire la vita alcoolica, controversa, emozionale di Marguerite Donnadieu. È figlia di insegnanti francesi nata nei pressi di Saigon, da sempre incline al sentimento e all’introspezione Marguerite attraversa innumerevoli personali fasi, ricchi e densi anni che hanno dettato il tempo della sua lunga esistenza. L’Indocina, il trasferimento in Francia e lo sdoppiamento spaesato tra l’identità europea e quella da straniera, gli anni Quaranta e la Resistenza, i Cinquanta e la letteratura, la vicinanza con gli intellettuali più eminenti, la passione per le situazioni al limite, il teatro, la Nouvelle Vague e il cinema si amalgamano con l’avvicendamento degli uomini della vita, alcune morti - del fratello, dei compagni, del figlio - che segnano e tendono la mano alla sofferenza amica della creazione. La vita variopinta di una donna che si sentiva solo una scrittrice...
Non è stata una donna comune, Marguerite Duras. E quando di una donna si sottolinea la non convenzionalità è forse più significativo di quando lo si fa per un uomo. Sessismo spicciolo? No. È piena di avvenimenti, di nomi, di situazioni straordinarie in un verso o nell’altro la vita della Duras, come spesso la leggiamo nominata tra le pagine, un cognome/pseudonimo che sembra evocare qualcosa dei compagni di scuola e qualcosa dell’avventuriero d’altri tempi. Una biografia che è il motore dell’azione e non l’approdo del romanzo che sembra parlare con Marguerite Duras più che parlare di lei. Non è un tentativo di spiegare, di raccontare documentaristicamente la scrittrice, regista, drammaturga franco-indocinese il libro con cui la Petrignani torna alla scrittura in quella che a primo impatto sembra una messa a fuoco microscopica del macroracconto plurilingue e identità che era il precedente La scrittrice abita qui; è invece un esperimento di reviviscenza e, senza però risultare sgradevolmente pretenzioso, di reinterpretazione della vita di Duras attraverso le parole, vere o rimaneggiate, della stessa protagonista.

Leggi l'intervista a Sandra Petrignani

 

 

 

 
 
 
 
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