Marina

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Fine anni Settanta. Barcellona conserva ancora un fascino arcano, con la sua fitta rete di vicoli e di viali attraversando i quali si rischia di perdere il contatto con la realtà, ritrovandosi improvvisamente catapultati nel passato solo per aver inavvertitamente oltrepassato la soglia di un antico palazzo. In questa città quasi stregata vive Óscar Drai, uno studente quindicenne ospite di un collegio sorto ai piedi della collina di Vallvidrera.Trascorre le giornate a fantasticare ad occhi aperti nelle aule di quello che un tempo era un immenso castello, in attesa della campanella del pomeriggio che annuncia la fine delle lezioni e ben tre ore di libertà prima della cena nel refettorio. Óscar sa che dovrebbe impiegare quelle ore preziose nello studio, ma la curiosità e la voglia di respirare aria fresca lo portano ogni giorno fuori dalle mura del castello, eludendo il controllo del portiere e incamminandosi inebriato dalla sensazione di libertà per le strade della città. Ha preso l’abitudine di passeggiare ben oltre il calare dell’oscurità, spingendosi spesso fino al deserto di Sarriá, “una specie di bosco sperso in terra di nessuno” dove molte delle antiche residenze signorili attendono solamente di essere abbattute. È proprio in una di queste incursioni pomeridiane che Óscar, avventurandosi a casaccio per uno di quei viali costellati di ville, si imbatte in una strada chiusa che termina davanti ad un’alta cancellata oltre la quale, nell’oscurità dell’imbrunire, si scorge solo un vecchio giardino e la cupa facciata di una casa...

Antecedente al bestseller mondiale L’ombra del vento sebbene pubblicato dopo, Marina è difficilmente incasellabile in un unico genere letterario e può presentare diverse chiavi di lettura probabilmente anche in base all’età ed alle aspettative di chi si avvicina al romanzo. In esso convive un’avvincente storia per ragazzi (Carlos Ruiz Zafón in effetti ha iniziato la sua attività di scrittore proprio scrivendo per un pubblico giovane), un pizzico di mistero ed anche una profonda e struggente storia di amicizia fra due ragazzini, storia della quale non intendiamo anticipare l’epilogo. Chi ha letto L’ombra del vento e Il gioco dell’angelo ritroverà l’amore viscerale dell’autore per la sua Barcellona, stregata e misteriosa. I suoi vicoli, i suoi antichi palazzi; luoghi nei quali il tempo sembra rimanere sospeso e l’immaginazione confondersi con la realtà. Ed è questo, forse, il pregio di Marina: a far da contrappunto ad una trama un po’ debole e a volte macchinosa che rischierebbe di far arenare la lettura c’è lo stile inconfondibile di Zafón, fatto di immagini così nitide che sembrano prendere vita ed uscire dalle pagine del romanzo; di descrizioni accurate nei particolari, di semplici frasi costruite però con una maestria tale da catturare l’attenzione del lettore fino all’ultima pagina facendogli dimenticare tutto il resto, finale strappalacrime compreso.



 

 

 

 
 
 
 

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