Marta la sarta

Marta la sarta
La sartoria è una vocazione: anzi, di più. Probabilmente questo mestiere - quest’arte - si trova già nei geni di Marta, presente nel suo DNA e in lei al momento della nascita. Ora che è una donna nubile di mezza età, minuta e semplice, di buon animo, lavora in un negozio di merceria e nel tempo libero fa la sarta. Marta la sarta, con questo nome tutti la conoscono nel piccolo paese dove vive insieme al cugino Gaetano. La sua semplicità invoglia la gente a confidarsi con lei, a raccontarle tutte quelle storie, quei segreti e quelle preoccupazioni che solo ai preti di solito si rivelano. E lei ascolta e non giudica. Microcosmi di paese la sfiorano e la oltrepassano, che siano mondi di animali domestici o di persone lontane. Come quello del cane Olio, innamorato di Santoro, oppure quello fatto dalle bugie di Gaetano o il piccolo mondo di illusioni di Adalgisa, che per disperazione si rivolge all’improbabile Mago Nunzio. Marta la sarta ascolta tutti e serba dentro di sé ogni storia. Ma il suo segreto personale, quello più intimo e profondo, a chi potrà mai raccontarlo? Le poche persone che sanno aiutare gli altri, nessuno sa aiutarle. Questa è la verità…
Ci sono scampoli di belle immagini, dentro questo libro. Come la metafora dei bottoni che sono simili ai ricordi perché tengono unite le cose, le stoffe e con esse le persone. Ma questa prima prova d’autore paga il dazio di un mancato editing che all’editore si deve imputare. Anche le più belle idee, le più geniali, se mal vestite scompaiono tra le ripetizioni e le lungaggini. L’abito fa il monaco, altro che no. La vita di Marta sfugge e si perde e le buone intenzioni dell’autrice vengono vanificate dalla struttura precaria che dovrebbe sorreggerle.

 

 

 

 
 
 
 
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