Marta Russo – Il mistero della Sapienza

Marta Russo – Il mistero della Sapienza

Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro sono in carcere ormai da venticinque giorni. Ripetono sempre la stessa cosa: loro non c’entrano, con quello sparo. Ferraro continua a dire che lui era a casa a studiare, ha ricevuto la visita della sua amica Marianna Marcucci, era al telefono, ha ricevuto chiamate al telefono che possono dimostrarlo, anche se effettivamente c’è un buco in quei tabulati proprio tra le 11 e le 13. Scattone racconta sempre come un mantra la stessa cosa ai PM e ai suoi avvocati: quel 9 maggio è stato a Villa Mirafiori dal professor Lecaldano dalle 10:30 alle 11:30. Poi si è recato in Facoltà, alla segreteria di Lettere per chiedere un certificato di convalida degli esami, che si concede solo a vista. Quindi, e ormai siamo alle 12:20, è andato in Istituto per cercare Ferraro, con cui doveva concordare l’acquisto di un regalo per Serena, la sorella di Marianna. Qui ha incontrato lo studente borsista Stefano La Porta, quello che aveva cercato di far funzionare il fax con Gabriella qualche ora prima, e con lui si è fermato a parlare, dopodiché afferma di aver chiamato Ferraro dal telefono dell’Istituto a casa e di averci parlato. Prima delle 13, ma il tabulato dirà appena dopo. Per i PM dicono bugie, non combacia con quello che afferma Gabriella Alletto. Poi un colpo di scena insperato: il 9 luglio si presenta in Procura da Italo Ormanni una donna, Giuliana Olzai, 45 anni di Bitti, piccolo centro della Barbagia ma residente da anni a Roma, che chiede di verbalizzare quello che lei ha visto quella mattina del 9 maggio. E quello che racconta è esplosivo…

Venerdì 9 maggio 1997 all’interno della città universitaria, il complesso di edifici di uno dei primi atenei italiani, La Sapienza di Roma, una brillante studentessa di buona e semplice famiglia capitolina, una bravissima ragazza, Marta Russo, passeggia insieme a un’amica e collega di Giurisprudenza. E viene ammazzata. Senza colpa né peccato. Da un colpo d’arma da fuoco, una pallottola che le piove sparata nella nuca. Da chi? Perché? Il caso, ovviamente, balza subito agli onori della cronaca, fa scalpore, colpisce, scuote, preoccupa e addolora l’opinione pubblica, i politici non perdono l’occasione di mettersi in mostra, vengono interpellati intellettuali o presunti tali, gli inquirenti indagano, i testimoni dicono, non dicono, ritrattano. Inoltre si scoprono segreti, bugie, omissioni, depistaggi, pressioni dei baroni universitari che vogliono difendere il loro buon nome e i propri intrallazzi, assunzioni dalle modalità a dir poco singolari e via discorrendo, come da costume dei “pasticciacci” all’italiana. Si arriva al processo, ci sono delle condanne definitive, ma non si ha l’impressione che sia stata fatta completa luce, né giustizia. Mauro Valentini è un bravo giornalista, si occupa di critica cinematografica e letteraria e di crimine e cronaca nera, specie di delitti senza movente e/o colpevole, e dopo il libro-inchiesta sull’omicidio di Antonella Di Veroli, affermata consulente del lavoro trovata in un armadio della sua casa di via Domenico Oliva a Roma, nel quartiere Talenti, e quello sul caso di Francesca Moretti, avvelenata col cianuro a San Lorenzo, affronta un altro delitto che ha avuto luogo nella Capitale: la ricostruzione è accuratissima, per non dire magistrale, lo stile semplice e chiarissimo, pienamente comunicativo, il ritmo ottimo, da classico “giallo” (ma purtroppo non c’è nulla di inventato), che fa riflettere sul nostro tempo e sulle miserie della nostra società.



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