Masada

Masada

Israele, 50 d.C. circa. Gabael ha vissuto a Cesarea per sedici anni. Sette anni prima il padre Arim ha abbandonato la famiglia, lasciandola sul lastrico e portandosi via la dote della moglie, morta in seguito. Trasferitosi a Gerico, Arim è divenuto un banchiere di successo, seppure disonesto e truffaldino. Gabael, spinto dal cuoco che aiuta, lo raggiunge a Gerico, nella sua villa, dove però è accolto dall’altra moglie di lui, Eda. A Eda Gabael racconta tutta la sua vita, comprese le truffe di Arim ai danni della famiglia. La sera stessa, quando Arim ritorna, Eda gli rinfaccia tutta la verità e lo obbliga a prendersi cura del figlio. Gabael studierà per diventare dottore delle Leggi. Due mesi dopo viene condotto dal padre in una comunità di esseni, dove rimane per due anni, con Eda che ogni tre mesi gli rende visita. Dopodiché Gabael viene mandato dal maestro Semey, in modo da superare l’esame del Tempio, sempre su iniziativa di Eda, di cui si è innamorato. Gabael rimane da Semey fino ai ventiquattro anni, consegue il titolo di dottore delle Leggi, rivela ad Eda il suo amore per lei (amore contraccambiato) ed inizia a lavorare come tirocinante presso Secania, giureconsulto che cura gli interessi di Arim a Gerusalemme. A Gerusalemme Gabael trova anche la figlia di Secania, Sara, zelota, fervente antiromana, ma affascinante...

Masada è un libro che va letto per vari motivi. Innanzitutto per la qualità intrinseca del testo, merito ovviamente del defunto scrittore e medico Bruno Tacconi, maestro forse sottovalutato del romanzo storico – tra tutti i suoi libri spicca L’uomo di Babele. In secondo luogo per il contesto in cui lo scritto è ambientato, ovvero la prima guerra giudaica, avvenuta tra il 66 ed il 73 (anno dell'assedio di Masada), che vide opporsi i sicarii zeloti (partigiani dell'indipendenza giudaica) alle legioni romane. Tacconi è un esperto di civiltà antiche ed un appassionato di archeologia: e si vede. Nel romanzo nulla è lasciato al caso. Le correnti zelote, i loro capi, gli umori della gente, l’assedio di Masada, le strategie militari romane, tutto testimonia una conoscenza approfondita e non è azzardato affermare che per documentarsi Tacconi si sia servito dell’opera memorabile di Flavio Giuseppe, Guerra giudaica. Rivoluzione e speranza sono parole che bisogna legare insieme ed i cui pro e contro vanno soppesati con cura. Se da un lato incoraggiano a credere sempre in ciò che si fa e a perseguire un ideale con tutti i mezzi possibili, dall’altro possono condurre alla cecità mentale e distorcono la realtà agli occhi di chi ne è drogato. Questo è l'ultimo motivo, ultimo non per importanza, per cui Masada deve essere letto.



 

 

 

 
 
 
 

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