Masticando umani

Masticando umani
Ciao, mi presento sono un coccodrillo e… sì, parlo proprio come gli umani. Capisco il loro (vostro?) linguaggio, ormai. Certo, non è stato molto semplice, ma piano piano ho imparato a interpretare i vostri strani simboli e lettere. In realtà non sono l’unico a capirvi. Conosco un bell’esemplare di pitone che saprebbe intavolarvi una conversazione degna del più letterato tra voi. Ma, bando alle ciance: vi racconto la mia storia. Sono nato nelle paludi della foresta ma ho sempre avuto una gran curiosità per il vostro strano mondo, più che altro vi ammiro per l’arte e la filosofia, oltre che per l’appetibilità delle vostre carni. È per questo che ho deciso di dirigermi verso una città del Brasile. Certo, le mie giornate non si può dire che siano particolarmente tranquille: una confusione continua, animali dappertutto, inaffidabili, spesso perfidi e ingordi. Ho voglia di cambiare e voi umani mi piacete. In fondo non diventiamo ciò che mangiamo? Oppure mangiamo ciò che vogliamo essere?
Santiago Nazarian in Masticando umani ripercorre con successo e ottimo gusto una tendenza letteraria spesso calpestata o abusata: la rappresentazione del mondo animale con tipi, maschere e personaggi che nascondono peculiarità umane. L’antropomorfizzazione degli animali il più delle volte serve a dare forma ai più comuni difetti e pregi della nostra specie, rendendoli grotteschi e a volte giustificandoli. Almeno parzialmente. In realtà lo scrittore brasiliano dà un carattere diverso al suo coccodrillo, il protagonista del romanzo. E lo fa in modo divertente, leggero e godibilissimo. Il coccodrillo di Nazarian sa di essere un coccodrillo e sa che esistono gli esseri umani, altro da sé. Addirittura li ammira e vuole imitarli, anche se è consapevole delle miriadi di difetti che posseggono. Il mondo umano e quello animale sono separati e a volte si incrociano senza pretendere di sostituirsi l’uno all’altro. Non mancano le riflessioni sul confine invisibile e intangibile tra umanità e animalità. E se è proprio vero che siamo quello che mangiamo, c’è poco da discutere.

 

 

 

 
 
 
 
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