Materia

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Futuro prossimo. Il mondo è vicino al collasso: “le frontiere negli anni si [sono] irrigidite e il cambiamento nell’atmosfera del pianeta [rende] impossibile far decollare gli aerei”; ma, soprattutto, si è estinto il “50% delle specie animali, una parte del continente [è finita] sott’acqua e molti dei quadri salvati dalle inondazioni [sono stati] sfregiati dai vandali”. In questo contesto, Elena viaggia intorno al mondo senza sosta perché vuole “vedere più cose possibili, prima che finisca tutto”. Nel frattempo, per “racimolare i soldi per costruire una clinica veterinaria”, Andrea lavora in una fabbrica che produce i blocchi di marmo destinati ai “riproduttori”, scultori che realizzano statue commemorative di animali, mentre Gabriele, divorato da un immotivato senso di colpa, si chiude in casa e decide di focalizzarsi su un unico pensiero: “la forma pura dell’acqua”. I tre ragazzi si sono frequentati durante l’adolescenza, ma hanno perso le tracce l’uno dell’altro in seguito a un incidente, per poi ritrovarsi in un momento cruciale della Storia, nel quale Elena si appresta a diventare un soldato, Andrea cura le poche bestie sopravvissute e Gabriele fa lo scrutatore elettorale: il loro re-incontro, però, è soltanto in apparenza casuale…

Romanzo d’esordio del fotoreporter Jacopo La Forgia, Materia dimostra un notevole equilibrio tra ambizioni e risultato. Tutto è misurato e premeditato: il periodare snello, i dialoghi vividi, i raccordi che aiutano il lettore, l’assenza di riferimenti geografici o temporali, la costruzione di una memorabile eroina letteraria. Efficaci i richiami interni (gli occhi “duri e precisi” di Andrea), e originale l’approccio al tema dell’ambiente, che fa corrispondere il declino dell’umanità con l’incapacità di vedere la natura nel suo insieme (“Respiriamo aria, beviamo acqua, camminiamo sulla terra e ci scaldiamo col fuoco. Niente di più complicato, pensò”). La via intrapresa, quella della semplicità espositiva, è controbilanciata da sottotrame accattivanti, scene riuscite e rari slanci fantastici. Un po’ forzata, a volte, la determinazione a non nominare realtà esistenti (“Elena fu presto richiamata dal governo del suo paese”). Da notare un paio di curiose analogie con il recente La custodia dei cieli celesti di Raffaele Riba (l’acqua che si riappropria degli edifici, gli uccelli che si schiantano al suolo). L’unica pecca di Materia è che, dopo aver ben delineato uno scenario più allegorico che distopico, chiude un po’ precipitosamente dopo il colpo di scena. A ogni modo, una prima prova convincente, sospesa e magnetica, che lascia la curiosità di conoscere i prossimi passi dell’autore.



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