Matrimonio sotto zero

Matrimonio sotto zero

Inghilterra, fine Ottocento. Elsie è una ragazza elegante e sofisticata, svampita al punto giusto per non avere rogne e capace di destreggiarsi egregiamente tra le rigide convenzioni sociali del suo tempo. Terribilmente educata secondo i canoni del suo ambiente, ai quali è inguaribilmente insofferente, tanto da farle odiare la superficialità dei salotti e le formalità su cui si basano le relazioni matrimoniali. Dopo anni di collegio, il debutto in società si trasforma in una disgustosa caccia al marito tra smorfiose ragazzette dai modi affettati e giovanotti eleganti capaci solo di smancerie. Rassegnata all’inconcludenza, Elsie continua a frequentare i salotti modaioli nella speranza di essere rapita da un uomo degno di questo nome. Che arriva, inaspettato, presentandosi con il nome di Arthur Ravener. Con lui Elsie può parlare di tutto, piacevolmente e in maniera così disinvolta da ricordarle le vecchie confidenze con le amiche. Arthur si rivela tutt’altro che un “esemplare da salotto”: freddo, schietto e diretto come pochi. A dispetto delle dicerie sulla sua insolita amicizia con il capitano Dillington, accetta di sposarlo e dopo soli tre mesi di fidanzamento i due convolano a nozze. Ma Elsie si rende conto da subito che il matrimonio si annuncia a dir poco originale, come l’uomo che le cammina accanto: perdonato il mancato viaggio di nozze, si ritrova incredula a trascorrere la prima notte da sposa da sola…

A raccontare, in una sorta di lunga e appassionante confessione, è la stessa Elsie che rivela una insopportabile visione del matrimonio come “protezione del proprio buon nome”, descrivendo con disprezzo la condizione delle donne, superficiali ornamenti alla vita maschile. Intorno alle vicende coniugali riportate con tono ironico e spumeggiante, Alfred J. Cohen, con lo pseudonimo di Alan Dale, costruisce una narrazione capace di affrontare con innegabile audacia e con abile destrezza nell’uso dell’allusione, il tema dell’omosessualità. Un tema scabroso per la società vittoriana nella quale sodomia equivale a carcere e pena di morte. Matrimonio sotto zero, certamente il primo libro sull’omosessualità della letteratura, scritto nel 1889 fa scalpore in America ma è censurato nell’Inghilterra fortemente puritana. Non si può che riconoscere a Cohen la temerarietà e il coraggio per la penna controcorrente capace di non scadere mai nel pruriginoso; la maestria nel tratteggiare un personaggio femminile appassionante che ricorda le protagoniste dei romanzi di Jane Austen o di Oscar Wilde; il tono leggero, sebbene tagliente, che rimanda alla “comedy of manners”. Ingredienti che ne fanno un romanzo accattivante e coinvolgente. Da leggere tutto d’un fiato.



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