Mattei ‒ Obiettivo Egitto

Mattei ‒ Obiettivo Egitto

Con la fine della Seconda guerra mondiale, tra i compiti del neonato Stato repubblicano vi fu senz’altro quello di decidere sulla vita e sulla gestione degli organismi statali e parastatali creati dal precedente regime fascista. E se la creazione dell’AGIP (Azienda Generale Italiana Petroli) risaliva agli anni ’20, fu solo nel ’53 che, con il beneplacito di Alcide De Gasperi, si varò il più grande e contestato Ente incaricato della gestione degli interessi italiani in ambito energetico e del petrolio. In questo contesto, peraltro, la figura di Enrico Mattei si lega all’esclusione dell’Italia dal “Consorzio di Abadan”: ed è da questa esclusione che prende le mosse quella che, si potrebbe dire, sarà la futura ‘politica estera’ dell’ENI e la sua sfida alle Sette Sorelle, capitanate dal polo britannico. Polo, per la verità, contro il quale andavano maturando già da un paio di decenni anche le insofferenze dell’Egitto al predominio dell’Inghilterra sul suolo del Paese arabo. Fu così che quando, a capo della rivoluzione egiziana, Nasser consolidò il proprio potere si trovò ad essere il naturale e obbligato interlocutore di Enrico Mattei e del suo ENI. Già nel 1954, quindi, l’interesse dell’ENI tese a saldarsi con gli interessi politici dell’Egitto: e la prima opera che l’ENI riuscì ad aggiudicarsi fu proprio l’oleodotto del 1954. Quando poi nel ’55 veniva eletto Gronchi al Quirinale, segno di un allentarsi dei nodi dell’”ortodossia atlantica”, sull’altra sponda del Mediterraneo l’Egitto aveva preso a muoversi verso l’URSS. Solo due anni dopo, nel 1957, venne inaugurata la cosiddetta “formula Mattei”, destinata a minacciare il potere delle Sette Sorelle e a rivoluzionare il mondo del petrolio con la joint venture italo-egiziana. Con quell’accordo, si aprivano nel mondo arabo spazi decisamente interessanti per gli interessi italiani, guidati da Enrico Mattei e dall’ENI, specie in relazione all’Iraq, all’URSS e, in prospettiva, verso l’orizzonte cinese. Fu questo sospetto di una possibile triangolazione URSS-ENI-Egitto che, si potrebbe dire, determinò la nascita dell’OPEC a tutela degli equilibri precedenti pericolosamente messi in discussione dal nuovo ruolo che l’Italia avrebbe potuto assumere con il delinearsi di una nuova stagione: il percorso politico-parlamentare verso il centrosinistra, il nazionalismo di Giovanni Gronchi, e la dimensione – nonché le scelte operate – sul piano internazionale assunta dall’ENI…

Se oggi la scoperta del più vasto giacimento di gas naturale nel Mediterraneo effettuata dall’ENI in acque egiziane ha consentito la riapertura di uno storico sodalizio tra il Cairo e l’Ente italiano, è vero che questo costringe a ripercorrere la storia di una comunanza di intenti e posizioni “anti atlantiche” che sono andate maturando nei decenni successivi alla seconda Guerra mondiale: dagli anni di Gamal Nasser ad oggi, passando per Enrico Mattei e l’ENI, Italia ed Egitto si sono viste costrette a lavorare insieme contro l’invasione degli interessi angloamericani spesso condotti avanti con spregio di regole di correttezza quando non anche in violazione di norme che dovrebbero essere alla base delle buone convenzioni internazionali. Troppo ‘storico’ e troppo ‘tecnico’ per diventare avvincente, il dossier di idee e valutazioni messo insieme in questo contesto resta almeno interessante agli occhi del lettore che voglia essere aiutato a comprendere meglio delle dinamiche delle relazioni atlantiche ed euromediterranee di oggi, alla luce (per quanto poco limpida) di manovre e raggiri di ieri.



 

 

 

 
 
 
 

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