Melmoth l’errante 1820

Melmoth l’errante 1820

Dublino, 1816. John Melmoth, studente universitario dipendente dalla rendita che lo zio gli garantisce, è costretto a mettersi in viaggio per la contea di Wicklow: lo zio, burbero quanto tirchio, è in fin di vita. Ad accoglierlo la vecchia governante, la guaritrice del paese e alcuni uomini che si affrettano ad offrirgli del whisky. Al suono del campanello, vengono tutti richiamati nella sua stanza: il moribondo confida al nipote di potersi fidare solo di lui e gli chiede di prendere un bicchiere di vino nella stanza vicina. John temporeggia: è colpito da un ritratto datato 1646 e lo zio gli rivela che l’uomo del dipinto è vivo. Il vecchio Melmoth muore lasciando tutto il suo discreto patrimonio a John al quale ordina, in una postilla del testamento, di distruggere il dipinto e un manoscritto arrotolato in un nastro nero. La curiosità è troppo grande, John non resiste e si mette comodo per leggere il contenuto del manoscritto: Stanton, un intellettuale inglese in Spagna, si imbatte in un viaggiatore chiamato Melmoth, sempre presente durante misteriosi avvenimenti. Qual è il legame tra la storia del manoscritto e il suo antenato ritratto nell’enigmatico quadro? John decide di seguire il consiglio dello zio e brucia tutto, ma durante la notte l’antenato si presenta alla sua porta: non saranno le fiamme a distruggerlo! Il giorno successivo riappare durante un naufragio dal quale si salvano John e un uomo che dice di conoscere la storia dell’antenato di Melmoth…

Melmoth vende la sua anima al diavolo per vivere altri cento anni ma, quando decide di liberarsi dal vincolo satanico, è costretto a trovare qualcuno che lo sostituisca. La trama si infittisce e la struttura del romanzo diventa più complessa: nei numerosi viaggi Melmoth, errante alla ricerca di un sostituto, incontra personaggi degni di digressioni e alla sua storia se ne aggiungono numerose altre che interrompono la fluidità del racconto. Prolisso e traboccante di dettagli (spesso superflui), ripetizioni di concetti, note a piè di pagina, Melmoth l’errante rischia di disperdersi e di appesantire la lettura. D’altro canto, le avventure, le passioni, il brivido suscitato dalla trasgressione e il fascino del male tengono legato il lettore alla storia. Il reverendo calvinista Charles Robert Maturin pubblica il romanzo nel 1820 con l’intento di destare scalpore e denunciare il mondo della Chiesa di Spagna (di cui l’Inquisizione e la vita monastica sono la più becera espressione) che esprime, al pari di Melmoth, il Male dell’umanità. La prima traduzione in italiano è del 1842 e, con quella UTET, rappresentava finora l’unica versione senza riduzioni e fedele alla prima edizione inglese. Honoré de Balzac ha voluto onorare l’opera di Maturin dedicando al suo personaggio un romanzo che ne rappresenta idealmente il seguito: Melmoth riconciliato. L’opera ha ispirato Scott, Stevenson, Baudelaire, Poe e Arthur Conan Doyle. E ancora oggi fa parlare di sé.



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