Memoria e cecità

Memoria e cecità

Quasimodo e il vento, e il ricorrere tanto frequente nella sua opera poetica di vocaboli della stessa area semantica, un “naufragio nell’aria”, ma senza dolcezza… La forza fisica vitale e viscerale dello scrivere di Miller, bisogno primario e primitivo, come la fame e il sesso è l’atto dello scrivere… La prova del riso di Nietzsche, e Zarathustra come “colui che ride la verità”, poiché non c’è nessuna verità a cui votarsi, nessuna verità dinnanzi alla quale non poter ridere e piangere insieme… Il mantra della musicalità lessicale leopardiana, la dolcezza di un “nulla” diverso dal nulla dei filosofi, un nulla che fa rima con “culla”… Poi Conte, Copioli, Pontiggia, gli artisti-amici Guccione e Fratantonio, fino a due uomini, Gianni e Giorgio, che si mettono a parlare di Dèi e finiscono a parlare di uomini, ognuno di se stesso, ognuno dell’altro. Fino al fantasma della libertà, fantasma della speranza, speranza che la vita non sia il nulla, speranza che è vita ed è il nulla “perché la vita e il nulla sono due nomi di una stessa realtà, la nostra”, principio di complementarietà, principio di indeterminazione, vicino e lontano che si toccano e si rovesciano l’uno nell’altro: “la grande poesia nasce sempre quando il lontano e il vicino si rovesciano l’uno nell’altro”...
Abbracciano un orizzonte molto vasto le riflessioni di Riccardo Emmolo, poeta di Ombra e destino e altre poesie che non disdegna la prosa meditativa, la breve saggistica letteraria. Pubblicata in articoli su riviste letterarie, in brani di suoi interventi a conferenze, in prefazioni o presentazioni di opere letterarie o cataloghi di mostre, oppure ancora del tutto inedita, come quasi un terzo dei saggi qui raccolti. Un orizzonte vasto sotto l’aspetto della successione temporale dei contenuti, troviamo saggi che parlano della poesia e della letteratura antica, altri che parlano dei padri della modernità poetica come Leopardi, come Baudelaire, altri ancora di nomi della poesia contemporanea, come Pontiggia. Ma vasto anche sotto l’aspetto dell’ampiezza degli sconfinamenti che vanno aldilà della critica letteraria, (letture e sconfinamenti è il sottotitolo, non in copertina, del volume) e che si sposano volentieri con la riflessione filosofica, l’interpretazione artistica, le sollecitazioni raccolte dalle scoperte scientifiche del novecento. L’ultimo saggio, “Il fantasma della libertà”, è il condensato più significativo di questi sconfinamenti meditativi, mantenendo però lo scopo preciso di tornare alla riflessione sulla natura della letteratura, dell’arte, della poesia, arricchiti da nuovi e più fecondi strumenti interpretativi. Infine vasto anche sotto l’aspetto della struttura stilistica di questi saggi. Se è vero infatti che buona parte di essi mantengono l’andamento e la forma dell’argomentazione del saggio breve (anzi, veri e propri modelli di saggio breve, come da tema di maturità), Emmolo si lascia volentieri tentare dalla forma epistolare (“L’ultimo mare, l’essenza della luce. Lettera a Piero Guccione"), dal racconto del proprio vissuto personale (in realtà presente in quasi tutti i saggi, ma soprattutto in “Come un mantra”), dall’apostrofe diretta al lettore, (“Poesia e sapienza”), dal dialogo teatrale (“Dèi è uomini”). Sconfinamenti appunto, che non sono mai divagazioni fini a se stesse, esercizi di stile, ostentazioni di pensiero. La poesia, il comprendere cos’è la poesia per comprendere cos’è la vita, e viceversa, cos’è la vita per comprendere cos’è la poesia, i temi dell’esistenza, della libertà, del nulla, sono materia troppo cara all’autore per farsi tentare dalla superbia. “Percio, amico mio, non scervellarti su poesie oscure e pretenziose e stima poeta solo quello la cui vita va d’accordo con i suoi versi”.

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