Memorie di Adriano

Memorie di Adriano

“Difficile rimanere imperatore in presenza di un medico”. Così inizia la corrispondenza intima e profonda dell’imperatore Adriano all’amico Marco Aurelio, all’epoca solo diciassettenne. La prima lettera per informare l’amico sullo stato di salute diventa il desiderio di raccontare la vita intera. Adriano, imperatore di Roma, all’età di sessantadue anni sente la morte che si avvicina e ripercorre la sua esistenza in lucide e malinconiche epistole: è così che dall’analisi di un corpo malato inizia a disquisire sulle abitudini alimentari che si trasformano in vizi, in un’intelligente analogia con i piaceri dell’uomo, fornendo un primo ritratto della Roma corrotta del suo tempo...

La consapevolezza del suo ruolo di imperatore, la pesantezza che ne deriva e che limita pesantemente la sua libertà, la ricerca di quegli stati di grazia che rendono gli esseri umani uguali tra loro al di là delle cariche e degli abiti che vestono ci descrivono un uomo profondo, sensibile, lucido ed intelligente. Nato in Spagna, in quei territori dell’impero dei quali denuncia la mancanza di cultura e la ricerca della ricchezza, definisce il vero luogo natio quello in cui per la prima volta si ha uno sguardo consapevole su se stessi, luogo che per lui sono stati i libri. In queste lettere che seguono il filo della vita, emergono la conoscenza e l’amore per la poesia, la passione per la lirica e la civiltà greca (“In greco ho vissuto, in latino ho governato”), la vergogna per il vuoto della sua giovinezza, gli impegni politici e la scuola di guerra che gli impongono rigore e rispetto delle gerarchie. Ed è proprio dall’analisi della politica di espansione dell’Impero Romano che conclude che le guerre sprecano vite umane generando un disordine inutile mentre sarebbe più vantaggioso combattere solo battaglie difensive insegnando all’esercito come mantenere l’ordine alle frontiere. La Grecia ad esempio, che lui considera la vera e unica patria della cultura che è riuscita ad inventare il metodo, la teoria politica e soprattutto il bello, del quale lui si sente responsabile, ha vissuto secoli di pace, quella stessa pace che dovrebbe avere Roma. Alla morte di Traiano il cui testamento lo designa successore, Adriano cerca di condurre politiche di conciliazione e di portare ordine e decoro iniziando proprio dalla capitale. Vuole diminuire le leggi - che critica aspramente pensando che siano necessari solo alcuni decreti molto saggi; ritiene che gli uomini sottomessi e maltrattati abbiano reazioni violente e inutili e per questo è necessario rivedere la schiavitù; rivaluta il ruolo della donna nell’amministrazione e nella società. Dimostra in sostanza una lungimiranza e una modernità senza eguali sia a livello politico che economico. In parallelo alla figura politica c’è sempre l’uomo con le sue passioni, i suoi amori, i dolori e i lutti, i sentimenti di amicizia profonda e il rispetto per l’umanità. Memorie di Adriano è un indiscusso capolavoro della letteratura contemporanea. Pubblicato in Francia negli anni ’50, viene tradotto in italiano per Einaudi per la prima volta nel 1963. Marguerite Yourcenar, prima e unica donna eletta tra gli immortali della Académie Française, riesce in queste pagine, in ogni frase, ogni paragrafo, ogni evento descritto, ogni concetto sviscerato a unire letteratura, filosofia, storia e poesia. Ripercorrendo la vita di un uomo di stato che ha precorso i suoi tempi, di un uomo che ha profondamente amato la cultura e la bellezza delle arti, la Yourcenar con una capacità letteraria quasi inarrivabile ha regalato al mondo un’opera senza tempo.



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