Memorie di un pazzo

Memorie di un pazzo
“Un pazzo! è qualcosa che fa orrore, E tu cosa sei, tu, lettore? In quale categoria ti schieri? in quelle degli sciocchi o in quella dei pazzi? Se ti dessero la possibilità di scegliere, la tua vanità preferirebbe certo l'ultima condizione.” Nel 1836, sulla spiaggia di Trouville, Gustave incontra una giovane donna, di cui si innamora perdutamente e segretamente...
Quello che l'autore francese ci racconta è il suo primo grande amore, appena quindicenne, per una donna sposata, Maria (in cui la critica rivede Elisa Schlesinger, donna che Flaubert amò senza mai riuscire a raggiungere) e di come sia rimasto a pensare per giorni interi al suo seno nudo, intravisto mentre allattava. Narra la gelosia e la passione che divorano il cuore, l’animo, che rapiscono ogni pensiero e che tolgono il sonno. Dopo quell’amore, di cui gli è rimasto solo il sogno dei baci non dati, gli altri sono stati soltanto scalfitture del cuore, incapaci di riportarlo a quella passione e a quel sentimento così pieno e intenso. Nuovi tentativi di amare hanno portato solo a delusioni che lo hanno segnato e che ora porta nel cuore come cicatrici pronte a sanguinare nuovamente quando la mente decide di ripercorrere il sentiero della vita. Gustave Flaubert, all’età di soli diciassette anni, scrisse queste poche pagine con l’impulsività con cui si scrive un diario. Racconta delle giornate passate in collegio, luogo in cui fu offeso e deriso per le sue idee e per la sua indole solitaria e dove contrasse “una profonda avversione per il genere umano”. La società dei giovani con cui condivideva gli studi non era meno crudele, gretta e dozzinale di quella degli adulti. Poco più che adolescente, aderisce pienamente, appassionatamente alla poetica romantica, che gli consente di esprimere le passioni e i travagli della sua energica e frenetica fantasia. Ritroviamo, in forma appena abbozzata, quei temi che saranno i nuclei principali dei suoi grandi capolavori Madame Bovary e L’educazione sentimentale. Troviamo quello stesso Romanticismo di cui sarà vittima la sua Emma Bovary e che l’autore, considerato il padre del Realismo, attaccherà, nonostante lo avesse tanto entusiasmato all’epoca delle prime prove letterarie perché nel pieno della sua maturità artistica lo avvertirà come retorico, ripetitivo e inadeguato alle sue esigenze di rappresentazione narrativa. Un invito alla lettura di questo libriccino - che si legge in una sera - va a tutti i quindicenni innamorati, incompresi, con un mondo dentro confuso e tumultuoso come magma: per capire come anche nel 1838, nonostante la diversità degli approcci, l’amore portava con sé gli stessi furori. Un invito va anche a tutti i trentenni, quarantenni, centododicenni che, sicuramente, sono stati dei quindicenni innamorati e incompresi.

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