Memorie di una beatnik

Memorie di una beatnik
"Rabbrividii a culo nudo, più annoiata che altro, sotto il vento freddo, mentre lui continuava a sbattere i suoi lombi contro di me". Attraverso le avventure sentimentali ed erotiche di una giovanissima Diane, riviviamo l'atmosfera magica degli anni del beat a New York, tra poesia, jazz, povertà, sesso e droga. La protagonista vaga di letto in letto e rivive in flashback anche le sue esperienze adolescenziali, tutte rigorosamente al calor bianco...
In una nota del 1969, Diane Di Prima risponde a modo suo alla domanda 'Che fine hanno fatto tutti quei beatnik?', e tra l'altro scrive: "Bè, tesoro, alcuni di noi si sono svenduti e sono diventati hippy. Altri sono riusciti a salvare la nostra integrità accettando borse di studio dal governo o scrivendo romanzi pornografici". E' il caso di questo Memorie di una beatnik, che è un chiarissimo, ottimo esempio di come la pornografia possa toccare livelli altissimi, soprattutto quando è miscelata con intelligenza ad altri generi. La Di Prima tratteggia con passione e competenza un mondo che conosce alla perfezione, un'atmosfera del tutto inimitabile: quella dei caffè fumosi della Manhattan dei Sixties, dove giovani spettinati, vestiti di nero leggono e scrivono poesie fumando la centesima sigaretta mentre in sottofondo una tromba urla e geme be-bop. A questo affresco di un'epoca manca un ingrediente essenziale: la liberazione sessuale, che l'autrice incarna nel racconto esplicito e decisamente intrigante delle sue esperienze autobiografiche (magari con qualche iperbole in più qua e là che non guasta), un tourbillon di amplessi più o meno canonici con uomini e donne alternativamente ed in contemporanea che lascia senza fiato. Con stile colto e palesi grandi potenzialità (dopo questo romanzo la Di Prima ha pubblicato decine di raccolte di poesie, ed è unanimemente riconosciuta una figura di spicco della letteratura americana) l'autrice ci regala un trip estetico decisamente affascinante, infarcito di hard-core d'autore. Il romanzo, pubblicato ai tempi dall'Olympia Press, una casa editrice con sede a Parigi specializzata in opere proibite e sempre impelagata in avventure giudiziarie e rincorsa dagli strali della censura, fu per stessa ammissione della Di Prima un modo per fare soldi velocemente, ma non si può far finta nemmeno volendo di non essere poeti, e quindi questo sguardo sensuale sul lifestyle di una generazione che ha dettato le regole cuturali ed estetiche dell'Occidente per un decennio non può non intrigare. Senza contare il rispetto che l'autrice merita per essere stata l'unica figura femminile veramente autonoma artisticamente del Beat e la profetessa della autodeterminazione sessuale femminile che avrebbe monopolizzato gli anni a seguire.

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