Mentre volavo via

Mentre volavo via
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Carla è pronta a volare alla volta di Liverpool, lasciando suo marito Giuseppe, ma lui muore qualche giorno prima della partenza… Un tizio è innamorato di una certa Luisa che però non lo sa, perché dorme il sonno eterno al cimitero… Antonio, che non ha amici, decide di fare nuove conoscenze al cimitero… Una bambina teme che durante la notte il Signore la chiami proprio com’è successo alla suora che le fa catechismo… Diego è triste perché il suo ex amico Silvano, che guidava lo scuolabus, è morto… Un ex tossicodipendente ricade nella sua tossicodipendenza dopo che si è affidato a un sacerdote che aiuta le persone in difficoltà… Un padre racconta a suo figlio di quando ha visto sul water una striscia di cacca del suo capo… Dopo che è stato lasciato da sua moglie, Giovanni va da una psicologa e vive con disincanto mentre osserva la figlia crescere… Guido passa le sue giornate in un’agenzia di scommesse da quando sua moglie l’ha lasciato per un altro… Mentre lavora in un’arena in cui proiettano film, un uomo pensa alla madre malata… Una ragazza che ha sempre vissuto apaticamente muore proprio quando ha trovato l’amore… Dopo che Marta ha perso il suo lavoro vive, con il marito e con i figli, in un monolocale dove realizzeranno il presepe e l’albero di Natale… In un tema, uno studente descrive la pistola con cui suo padre si è ucciso come la cosa più preziosa che ha… Cristiano si innamora di un calciatore e per conoscerlo si fa investire da lui…

Mentre volavo via, il cui sottotitolo recita Quattordici racconti tristi che vi faranno stare meglio, è una bugia travestita da storielle. Anzi una bugia doppia. La prima sta nei “racconti tristi”, che tristi non sono. Semmai scialbi, apatici, strambi, questi raccontini esili esili non possono conoscere nemmeno un grammo di tristezza. La tristezza comporta una sofferta partecipazione perché smuove la compassione (nel suo senso più intimo di “patire insieme con”), ma come si può suscitare la partecipazione quando si è (e queste storielle lo sono, eccome se lo sono) immiseriti da fiacchezza e insignificanza? A palesarsi, lenta e quieta, è l’indifferenza mentre sola soletta sorride sorniona. E che dire della proprietà benefica che viene attribuita a questi “racconti tristi” che tristi non sono? “Quattordici racconti tristi che vi faranno stare meglio”, questa è la profezia. Menzogna, menzognona, menzognaccia (è la seconda). L’essere investiti da una serie di storielline frigide, incolori, afone, non regala nessuna bella sensazione, nessuno “stare meglio”, ma solo la consapevolezza di essere stati beffati dall’inesistenza. Le bugie (pure quelle letterarie) hanno le gambe corte. Qui ce ne sono quattordici e sono cortissime. Praticamente nane.



 

 
 
 
 

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