Menzogne S.p.a.

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Quando Rachmael ben Applebaum si reca presso la sede della Listening Instructional Educational Services - o Lies Inc. - la forza di polizia ha già da tempo raccolto “grazie alle molteplici apparecchiature di controllo di cui dispone, la totalità delle informazioni riguardanti lui e il crollo per improvvisa obsolescenza tecnologica della formidabile Applebaum Enterprise”. Sì, perché l'intento principale di Rachmael è utilizzare l'ultima delle sue navi stellari per recarsi di persona a Bocca di Balena, una colonia planetaria dipinta dalle Nazioni Unite come un vero e proprio paradiso terrestre. Peccato che da quel paradiso di fatto nessuno dei quaranta milioni di cittadini terrestri partiti è mai tornato perché il Telpor (sistema di teletrasporto) è curiosamente di sola andata. Applebaum, sospettando che dietro a questo mondo dorato si nasconda in realtà una sorta di “soluzione finale” al problema del sovrappopolamento, è deciso a partire affrontando un lungo viaggio di diciotto anni pur di scoprire cosa c'è veramente su Bocca di Balena...

Nata originariamente come un romanzo breve apparso sulla rivista “Fantastic” nel 1964 con il titolo The Unteleported Man, la storia venne successivamente ampliata come la conosciamo adesso e pubblicata postuma nel 1983. L'universo dickiano – qui governato da un Grande Fratello che controlla i movimenti e pilota i pensieri di ogni singolo cittadino e dominato da potentissime Nazioni Unite in cui la gerarchia tedesca è così influente da aver sgominato ed annesso la Cina imponendo persino il tedesco come lingua ufficiale – è come sempre intessuto dei temi cari allo scrittore statunitense, primo fra tutti la dicotomia tra verità e inganno, tra realtà ed illusione. Non a caso, il viaggio che intraprende Appebaum è una sorta di esperienza psichedelica in cui alla realtà si sovrappongono quelli che Dick chiama “quasimondi” in cui i personaggi subiscono bizzarre trasformazioni e poi sembrano sparire nel nulla. L'ossessione dell'incertezza della propria identità – “Sono umano? Oppure sono stato soltanto programmato per credere di essere umano?” (Impostore, 1953); “Quanta di quella che chiamiamo realtà è realmente al di fuori di noi e quanta invece è presente solo nella nostra mente?” (La formica elettrica, 1976) – ritorna qui prepotentemente riflettendosi anche sulla narrazione che appare essa stessa sfilacciata, frammentata, accompagnando il lettore “nel labirinto della trama senza alcuna garanzia di potersi servire del filo d’Arianna per riemergere all'aria aperta”. Forse l'unica via di salvezza rimane la follia.



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