Mercedes-Benz

Mercedes Benz
Caro signor Bohumil, la vita è parecchio strana. Non ho potuto fare a meno di pensare a lei e alle sue lezioni di guida in moto, quando a bordo di una Java 250 sfrecciava sulle strade di Praga e per tutto il tempo raccontava all'istruttore le meravigliose automobili dei tempi andati, sulle quali il suo patrigno aveva fatto tanti splendidi disastri. Tutto è cominciato una sera di maggio, quando per la prima volta mi sono seduto sulla piccola Fiat della signora Ciwle, l'unica istruttrice della scuola-guida Corrado. Sa, avevo proprio bisogno di alcune lezioni, dal momento che sono più bravo a raccontare che a guidare. È successo che avevo appena allacciato la cintura e sistemato lo specchietto retrovisore per avviarmi lungo una stretta stradina e subito fermarmi a un incrocio, quando, tra la brusca frenata del tram numero 13 e un grosso tir che proveniva dalla direzione opposta, in un furioso strombazzare di clacson e di minacce, non ho potuto fare a meno di ricordare alla signora Ciwle che anche mia nonna Maria, quando nel '25 imparava a guidare una Citroën, ebbe un incidente del genere, solo che la sua auto si fermò sui binari del rapido Wilno-Baranowicze-Lwow che sopraggiungeva a grande velocità...
Mercedes-Benz è una lunga lettera d'amore e di passione intellettuale che un autore indirizza al suo scrittore preferito. In un inarrestabile flusso di parole senza un solo capoverso, senza distinzione tra testo e dialoghi e con pochissimi punti, le impacciate scorribande della coppia per la città di Danzica sono l'occasione per raccontare le divertenti storie della famiglia di un protagonista mai nominato, in particolare quelle dei suoi nonni, Maria e Karol, e delle automobili che hanno posseduto. A cominciare da una Citroën, avuta incredibilmente in omaggio come premio per un incidente scampato, passando per la Mercedes che dà il titolo al romanzo, con cui i nonni gareggiano e vincono ripetutamente le strambe gare di “caccia alla mongolfiera”. Tra una marcia e l'altra, e una guida piuttosto incerta, si snocciola così parte della storia della Polonia del secolo scorso. In particolare quella di Danzica, vero e proprio crocevia di eventi che hanno cambiato il volto del Novecento. Il testo è dedicato, con devota costanza, al “signor Bohumil”, che altri non è se non Bohumil Hrabal, il grande scrittore ceco morto, secondo la leggenda, durante un ricovero per una lieve malattia in un ospedale di Praga nel 1997, cadendo da una finestra al quinto piano, dopo essersi sporto troppo per nutrire alcuni colombi. Una fine decisamente poco decorosa per l'autore di opere memorabili come Lezioni di ballo per adulti (1964), Treni strettamente sorvegliati (1965), Inserzione per una casa in cui non voglio più abitare (1966), Ho servito il re d'Inghilterra (1971), solo per citarne alcune. Paweł Huelle, noto giornalista polacco ed esponente del Solidarność, pare qui volerne scrivere una degna epigrafe, un'elegia funebre tutt'altro che tetra, ma anzi resa vivace da quel linguaggio in apparenza immediato e casuale, in realtà frutto di una complessa ricerca, che è esso stesso il principale rimando a Hrabal. Una sorta di biografia possibile, in cui quella che si racconta non è la storia della sua famiglia né la storia della sua nazione, ma è un omaggio, colmo di gratitudine, a come lui l'avrebbe raccontata. "...e ho pensato, caro signor Bohumil, che forse proprio questo fosse il miglio premio per uno scrittore [...] e cioè che in una città a lui sconosciuta [...] certi tipi di mezza età si scambiassero frammenti dei suoi libri, bisticciassero su ogni virgola e si dessero degli idioti quando uno di loro commetteva un errore capitale...".

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