Metà cielo, mezza luna

Metà cielo, mezza luna
Ha cinquant’anni l’antropologa Maria Silvia Codecasa quando, nel 1973, intraprende un lungo viaggio che dalla Turchia la porterà in India, attraverso l’Iran, l’Afghanistan e il Pakistan. Sola e con quattrocento dollari in tasca, la sua è un’avventura al limite della temerarietà: in Paesi dove le donne sono appendici dell’uomo, senza voce e talvolta senza volto (ormai conosciamo benissimo i loro burqa azzurri), il suo essere libera e indipendente ne farà oggetto di curiosità se non bersaglio di violenza (dalle sassate alle manate sul sedere)...
Appassionante racconto di viaggio, Metà cielo, mezza luna è anche occasione, per la combattiva antropologa, di riflettere con ironia e rabbia, senza peli sulla lingua e nel rifiuto più totale del politicamente corretto, sul rapporto, ora quanto mai teso, tra Oriente musulmano e Occidente cattolico. E se viaggiare è anche un modo per far saltare i consueti schemi mentali, anche la lettura di questo reportage produrrà un effetto simile: impossibile, dopo, non dubitare che la tanto esaltata tolleranza occidentale altro non sia che colpevole menefreghismo, accidioso quanto pericoloso cedimento a chi, di questa tolleranza, non sa proprio che farsene.

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