Metro 2034

Metro 2034

Anno del signore 2034. Da un ventennio la vita sulla superficie della Terra è stata spazzata via da un olocausto nucleare e dal letale fallout che ha avvelenato i pochi sopravvissuti che nel frattempo erano precipitati in un selvaggio, nuovo medioevo. Solo coloro che al momento della catastrofe si trovavano sottoterra, nei tratti più profondi delle metropolitane delle grandi città, sono sopravvissuti e hanno dato vita a nuovi agglomerati sociali che in vario modo cercano di andare avanti nonostante la penuria di cibo e materie prime e i continui attacchi di creature mutate dalle radiazioni. Nella zona meridionale della enorme metropolitana di Mosca, la stazione Sevastopolskaya è stata trasformata in una sorta di fortino continuamente assediato da mostri provenienti da sud. La disciplina è assoluta, ne va della sopravvivenza di tutti gli abitanti di quella stazione di frontiera, che dipende dai rifornimenti che arrivano periodicamente dalle stazioni centrali della metropolitana, più civilizzate. E quando la carovana dei rifornimenti inizia a tardare, i capi della Sevastopolskaya decidono di inviare una squadra di esplorazione a nord, verso la stazione Serpukhovskaya, per capire cosa sta succedendo. Ma anche di questa squadra – dopo un messaggio radio quasi incomprensibile e grondante panico - si perdono le tracce, come fosse svanita nel nulla. E di nuovo si selezionano tre soldati per quella disperata missione: stavolta a partire sono tre figure più sacrificabili: l’inquietante macchina per uccidere che si fa chiamare Hunter, il vecchio Nikolay Ivanovich che si è ribattezzato Omero e sogna di scrivere la storia del mondo (o meglio di ciò che ne rimane) e il pavido Achmed...

Ecco il sequel del fortunato Metro 2033, che nato come un esperimento di self-publishing sul blog di un aspirante scrittore di fantascienza ha dato origine a un fenomeno editoriale imponente, con tanto di videogame blockbuster. Ambientato un anno dopo il primo capitolo ma con protagonisti diversi e in una zona differente della metropolitana moscovita, Metro 2034 ha bissato il successo commerciale del suo predecessore raggiungendo milioni di lettori in tutto il mondo (anche grazie alla pubblicazione a capitoli on-line, una tradizione che Dmitri Glukhovsky non ha voluto tradire), ma rappresenta senza dubbio una delusione. I punti di forza del primo romanzo erano l’ambientazione originalissima, la potenza estetica dell’affresco, la miriade di spunti e possibili sviluppi narrativi suggeriti, la capacità di tenere alta la tensione del lettore con l’antico ma efficacissimo meccanismo narrativo della “missione che avanza alla scoperta dell’ignoto”. Anziché la maturazione autoriale che ci si attendeva (e che era necessaria perché proprio quello era parso sin da subito il tallone d’Achille del ciclo), nel secondo romanzo si registra un netto passo indietro nella tecnica narrativa e nella qualità del plot, che si fa fiacco e ripetitivo. Personaggi stereotipati, dialoghi troppo retorici, passaggi narrativi ai limiti dell’incomprensibilità, davvero un’occasione perduta da cancellare prima possibile con un terzo capitolo all'altezza delle grandi premesse. Sciopero della metro.



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