Metro 2035

Alla prospettiva di una vita “normale” nella stazione VDNKh passata a coltivare funghi insipidi e a crescere un figlio, sognando il passato in cui gli uomini camminavano liberi per le strade di Mosca e non rintanati come topi nelle gallerie della metropolitana, Artyom non sa rassegnarsi. Non ci riesce proprio, e da quando Anya l’ha capito la loro vita insieme è diventata un inferno, perché un figlio invece è il più grande – forse l’unico – desiderio della sua donna: “Perché la lampadina arde e poi si fulmina?” rimugina amaro lui ogni volta che si infila nel letto sperando che Anya dorma già e non gli chieda di fare l’amore. Ma Artyom è un eroe e quindi la comunità della stazione VDNKh tollera le sue smanie e gli ha permesso pure di compiere delle rapide puntate in superficie per esplorare i dintorni: ma ora la paura delle radiazioni che potrebbe portare indietro con sé nella stazione si è fatta troppo forte e sono in molti a chiedere che Artyom si dia una calmata, volente o nolente, che la smetta. Lui invece vuole salire a tutti i costi, non gli importa che pensino tutti che è impazzito, perché ha un pensiero fisso: salire su un grattacielo o una torre e captare un messaggio radio trasmesso da altri sopravvissuti, a Mosca o in altre città, in Russia o in altre nazioni. Deve esserci qualcuno da qualche parte, possibile che l’umanità ormai consista solo nelle stazioni-stato della metropolitana moscovita? Non ha senso. Quindi Artyom sale l’ennesima volta in superficie. “Ovviamente, se una testata atomica avesse colpito Mosca si sarebbe creata una voragine piena di vetro. Ma tutte le testate atomiche erano state intercettate in alto, sopra la città; a terra erano caduti solo frammenti incandescenti, ma che non potevano esplodere. Per questo Mosca era rimasta quasi integra, e persino molto simile a prima”. Artyom cerca, si arrampica, prova e riprova con una radiotrasmittente, ma l’etere tace ostinato. Niente. È tempo di tornare a VDNKh, ancora una volta sconfitto. Nella stazione però stavolta trova una sorpresa: è arrivato un uomo che lo cerca, che chiede di lui. Si tratta di un anziano macilento e visionario che si fa chiamare Omero e sta scrivendo un libro sulla storia della civiltà nella metropolitana…

Immaginate una metropolitana di più di 298,2 km di binari, con 12 linee e 180 stazioni, che in una normale giornata lavorativa trasporta tra gli 8 ed i 9 milioni di passeggeri, il tutto posizionato sopra a un’altra metropolitana, situata ancora più in profondità, riservata alle autorità militari e politiche per motivi di sicurezza e segretezza e pronta in caso di emergenza militare a trasformarsi in una rete di impenetrabili bunker a prova di bombardamento atomico. Per chi come me è abituato alla rachitica rete di trasporti underground di Roma, già questo sembra il plot di un romanzo di fantascienza. Invece sono i dati reali della metropolitana di Mosca, la mitica Московский метрополитен имени В.И. Ленина (“Metropolitana moscovita a nome di V.I. Lenin”), il teatro dal fascino assassino nel quale il giornalista russo Dmitry Glukhovsky ha voluto ambientare la sua claustrofobica distopia, giunta qui al terzo capitolo (ma sono ormai numerosi i volumi spin-off ambientati in altre città – anche italiane). Una saga che rilegge e modernizza gli stilemi della science-fiction post-atomica con una verve quasi da teenager: non stupisce affatto che ne sia stato tratto un celebre videogame. Percorso parzialmente inverso in questo caso: Metro 2035 è infatti un sequel diretto del primo volume Metro 2033 e non del secondo, Metro 2034, ed è ispirato al videogame Metro Last Light. Lo stesso Glukhovsky ha rivelato di aver cominciato a pensare al libro mentre collaborava allo script del videogioco. Uscito nel 2015 a puntate sulla edizione russa della free press “Metro” (con una geniale operazione commerciale non priva di sinistra ironia), Metro 2035 segna un cambiamento di direzione nello stile e nei temi rispetto ai capitoli precedenti: più introspezione, più critica sociale e politica, più action/thriller classico. Sempre più tormentato il protagonista Artyom, più misfit che eroe senza macchia e senza paura.



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