Metropoli per principianti

Metropoli per principianti
Oggi le metropoli sono diventate una deflagrazione di frammenti di un disordinato puzzle edilizio, che rivelano unicamente l’inconsistenza di ogni progetto di costruzione di un mondo umano. Ma un tempo non era così. Con l’avvento della rivoluzione industriale il domestico crogiuolo di storia e natura della civiltà contadina, cede il passo alla nascita dei grandi conglomerati metropolitani, con le loro degradanti pendici periferiche e le sagome imponenti ed austere delle industrie. Successivamente nel secondo dopoguerra il nostro paese subisce un’ulteriore dirompente trasformazione territoriale, tesa a migliorare la qualità di vita e la socialità dei cittadini. La confusa situazione in cui versano attualmente le metropoli del nostro paese, signoreggiate da volumetrie edilizie di tipo residenziale, spiazzate da centri commerciali progettati senza tenere conto del territorio circostante, omologate da colate di cemento armato e di alluminio anodizzato, banalizzate da elefantiaci palazzoni di periferia, risulta del tutto speculare alla mutazione antropologica dell’Italia in cui stiamo vivendo. Al cospetto di edifici e quartieri che si ergono a squallida testimonianza di uno sviluppo urbanistico svincolato da un’idea di collettività, vive infatti una società altera e cialtrona, superficiale e volgare, egoista e schizzinosa. Sotto la coltre di questo basso livello di progettazione urbanistica, improntato alla mera ricerca dell’utilità, non solo sono state sepolte le nostre metropoli, ma riposano anche le spoglie martoriate di un’intera civiltà. Che cosa si propone dunque di fare Gianni Biondillo, architetto ormai consacrato alla fama di scrittore, con questa sua raccolta di saggi laica e scanzonata, agile e fluviale? Intende scostarsi dai trattati e dagli studi di settore, per raccontare in chiave narrativa le anomalie dell’assetto urbano di alcune tra le principali metropoli e di Milano in modo particolare, facendole interagire con la profondità dell’analisi storica e sociale. Convinto che occorra ridare senso al territorio, facendo leva su di un progetto di riqualificazione dello spazio che rinnovi il tema della collettività…
Metropoli per principianti è un romanzo-saggio attraverso il quale Gianni Biondillo compie una lucida ed informale ricognizione sull’attuale stato urbanistico del nostro paese, facendone il punto della situazione sulla relativa specificità architettonica. Pur attingendo alla sua profonda conoscenza della materia, egli ha buon gioco nel marcare la distanza da stucchevoli e noiose forme di analisi normalmente riservate ai cultori della materia, preferendo piuttosto affidare la lucida e ferrea presa sulla società contemporanea all’ironia beffarda e alla brillantezza di una scrittura contraddistinta da una qualità stilistica quasi inconsapevole. Ne viene fuori ad un tempo uno squarcio polemico contro la dilagante devozione, tutta provinciale, per la scelta di architetture formali ed estranee al tessuto connettivo delle nostre città; un veemente atto d’accusa contro gli artefici delle tendenze più trandy trafitti come tanti San Sebastiano; una vibrante serie di stilettate contro la miopia delle politiche urbanistiche; la più amara considerazione sulla deriva professionale della categoria degli architetti; un fitto lancio di strali contro i programmi ministeriali che hanno consentito ai geometri di disegnare deliberatamente volumetrie edilizie, seguendo i desideri personali e non il gusto, le esigenze della collettività. Ma il libro di Biondillo è soprattutto una conversazione torrenziale e demotica, che ha il raro pregio di non risultare familiare solo alla cerchia degli specialisti. Si tratta in effetti di un formidabile excursus che ci conduce, in maniera così incalzante da coinvolgere anche il lettore meno appassionato, in peregrinazione tra gli artifici di un’edilizia urbana dentro la quale la massa degli abitanti trascina incurante la propria esistenza. Larga parte dell’analisi è dedicata a Milano, non solo in quanto città dove Biondillo è nato e risiede, ma perché molto verosimilmente è la metropoli italiana per antonomasia. Qui l’autore ci regala le sue pagine migliori, in cui la vena narrativa irrompe per raccontarci uno spaccato della sua vita familiare nella periferia di Quarto Oggiaro. Non solo, ma alla disanima attenta e puntuale dello scenario presente, egli accosta con imprevedibile arditezza il progetto di un immaginario futuro, capace di ridisegnare il volto di una Milano ormai sofferente, contaminata dalla dissennatezza e che porta impressa la cifra espressiva disseminata a piene mani in questo composito, singolare libro.

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