Mezzanotte e cinque a Bhopal

Mezzanotte e cinque a Bhopal
La notte fra il 2 e il 3 dicembre 1984, a Bhopal, in India, si consumò il più grande disastro nella storia dell'industria chimica. Quaranta tonnellate di una miscela di gas letali fuoriuscirono da un impianto di produzione di pesticidi facendo una strage tra gli abitanti del circondario. La città dell'India settentrionale, capitale dello Stato del Madhya Pradesh, ha celebrato il ventesimo anniversario della tragedia con una veglia al lume di candela davanti alle rovine dell'impianto. I manifestanti pregavano e tenevano in mano le foto di parenti e amici morti nella catastrofe. L’azienda chimica Union Carbide nel 1970 aveva tentato di monopolizzare l’immenso mercato dell’India rurale creando un suo impianto con manodopera locale. L’operazione finanziaria si rivelò un grave insuccesso: la disastrosa situazione economica indiana e alcune scelte sbagliate della Union Carbide portarono alla cessazione dell’attività nel 1980; ma nell’impianto rimasero oltre 60 tonnellate di metil-isocianato (MIC) abbandonate a loro stesse. Il MIC è un gas particolarmente reattivo, letale per l’uomo. Dopo anni di incuria e menefreghismo, la notte del 2 dicembre 1984 a causa di un danno alle tubature, migliaia di litri d’acqua si riversarono in una cisterna piena di MIC dando il via ad una reazione a catena che portò all’esplosione il giorno dopo, liberando una nube tossica che investì una vicina baraccopoli abitata dai cittadini di Bhopal più poveri. Senso di soffocamento e tremendo bruciore agli occhi svegliarono le persone facendole precipitare nelle strade, dove a migliaia trovarono la morte, o negli ospedali della città, dove medici terrorizzati erano incapaci di offrire una terapia adeguata, non sapendo da quale sostanza era causato l’avvelenamento (la Union Carbide rifiutò di fornire tale informazione alle autorità sanitarie indiane). La nube tossica provocò la morte di settemila persone nel giro di pochissimi giorni. Da allora, altre 15 mila persone (secondo i dati di Amnesty International) sono morte per le malattie legate a quell'episodio. E oggi più di 100 mila persone soffrono di malattie croniche. Sono aumentati i casi di cancro, tubercolosi, deformazioni alla nascita. In totale, secondo le autorità locali, sono 800 mila le persone colpite direttamente o indirettamente dal disastro. Anche perché ancora oggi la popolazione è costretta ad usare acqua contaminata con livelli di inquinamento 500 volte più alti rispetto ai limiti stabiliti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità . Un recente studio condotto a Bhopal sui modelli di crescita degli adolescenti ha riscontrato un ritardo selettivo nella crescita e uno sviluppo anormale nei bambini nati da genitori esposti alla miscela gassosa emessa a seguito dell'incidente. Il principale accusato del disastro, l'americano Warren Anderson, ex direttore della Union Carbide, vive negli Stati Uniti. Non è mai stato processato. Il governo di Nuova Delhi ha aspettato otto anni prima di spiccare un mandato di arresto nei suoi confronti, e 19 anni per chiederne l'estradizione all'amministrazione americana. Nel 1989 la Union Carbide ha negoziato un rimborso di 470 milioni di dollari col governo indiano, senza consultare le associazioni delle vittime. A molti dei familiari delle vittime non è arrivato nemmeno 1 dollaro, ad altri una cifra intorno ai 300 dollari. La Union Carbide nel 2001 è stata acquisita dalla multinazionale chimica Dow Chemical, che ha sempre rifiutato di farsi carico delle conseguenze legali e finanziarie della tragedia di Bhopal. La notizia diffusa nelle scorse ore da BBC World secondo la quale la multinazionale avrebbe deciso di ammettere le proprie responsabilità in toto e di accettare le richieste di risarcimento delle famiglie delle vittime si è rivelata infatti del tutto falsa. L'emittente ha mandato in onda un'intervista nella quale Jude Finisterra, un presunto portavoce della Dow Chemical annunciava che la Dow avrebbe riconosciuto la propria responsabilità per quanto accaduto nella città indiana, ed avrebbe altresì approvato un piano di risarcimento delle vittime per ben 12 miliardi di dollari. A distanza di un paio d'ore, l'emittente si è vista costretta a smentire tutto: "La notizia era inesatta, frutto di una manovra orchestrata. La persona intervistata non rappresentava l'azienda, vogliamo che sia chiaro che l'informazione era assolutamente falsa". La Dow Chemicals ancora non ha decontaminato la zona, nonostante sia trascorsa un'intera generazione dalla catastrofe. La giustizia americana deve ancora pronunciarsi sull’obbligo della Dow di procedere alla messa in sicurezza delle rovine dell’impianto chimico. Dopo più di vent’anni le voci dei morti di Bhopal continuano a chiedere giustizia. Qualcuno ascolterà?
Il monumentale saggio di Lapierre e Moro ripercorre passo passo la drammatica vicenda, sviscerandone tutti gli aspetti sanitari, scientifici, giudiziari, economici, politici: una lettura che fa accapponare la pelle, fremere d'indignazione, e ancora una volta - se ce ne fosse bisogno - fa capire quanto il sistema delle multinazionali sia più una minaccia che una promessa per il futuro dell'umanità.

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