In mezzo al mare

Quasi Natale. Una delle tante cene che lo precedono, una di quelle in cui ci si sente in dovere di cucinare piatti raffinati e invitare tutte le persone che si conoscono. Così viene invitato anche un uomo, che si ritrova a conversare con una coppia: il tipo è un produttore che “in ogni cosa cerca un po’ la sua famiglia”; la tipa, Elena, è bellissima, l’invitato ci intavola una conversazione, lei sembra interessata persino al suo stupidissimo hobby, il ping-pong. È splendida, è solare, è divertente, e insieme si avviano alla macchina, a prendere le sigarette… Alfredo è un impiegato. Lavora per l’azienda americana HappyLife e la sua mansione è quella di accontentare i (facoltosi) clienti che posseggono la Emerald Card. La Emerald Card è una carta di credito alla quale si accompagnano dei benefici, tra i quali la possibilità di avere un segretario personale pronto a soddisfare ogni minimo capriccio. Alfredo è il segretario personale dei ricchi: procura Porsche in un’ora, manda cuochi messicani a Lampedusa e dei servizi di relax alle Bahamas. È tiranneggiato dalla figlia del suo datore di lavoro, Sofia, e su di lui aleggia la minaccia del licenziamento. Abita in un condominio, e nel tempo libero si riunisce con delle altre persone per preparare i piatti alla maniera di una volta. Tutto scorre più o meno bene, fino a quando non uccide per sbaglio Silvia, una sua condomina costretta alla sedia a rotelle…

Mattia Torre è morto nel luglio del 2019. È stato stroncato da un tumore. E durante la malattia ha raccontato in modo lucido e indimenticabile la sua esperienza in un romanzo, La linea verticale, perché “sono finito in un ospedale pubblico che non mi ha chiesto neanche un euro per curarmi e che, di fatto, mi ha salvato la vita. Per questo mi sembrava un pezzo di Paese che andava assolutamente raccontato, visto che ormai siamo abituati a vedere rappresentata sempre e solo la malasanità”. La maggior parte delle persone forse lo ricorda per la serie televisiva Boris o per il film Ogni maledetto Natale. Tuttavia, prima di essere stato uno sceneggiatore e un regista, Mattia è stato un commediografo. In mezzo al mare è una raccolta di sette atti comici – In mezzo al mare, Gola, Migliore, Figli, Perfetta, Colpa di un altro, Yes I Can – il primo dei quali è apparso per la prima volta nel 2003 e ha vinto la rassegna “Attori in cerca di autori”. Nel corso dei seguenti sedici anni, Torre ha via via aggiunto nuovi monologhi, alcuni dei quali sono stati letti in televisione: Gola è stato interpretato da Valerio Aprea, Perfetta da Geppi Cucciari, Colpa di un altro e Figli da Valerio Mastandrea. Da quest’ultimo monologo – probabilmente il più celebre – è stato poi tratto l’omonimo film, distribuito a partire da gennaio 2020 nelle sale italiane. In mezzo al mare offre uno spaccato sincero e ironico, serio e divertente, introspettivo e generale, sull’Italia contemporanea: un Paese unito dalle ricette, nel quale alle donne è richiesta la perfezione, in cui fare figli ti invecchia (ma ti riempie il cuore). Un’Italia in cui la colpa è sempre di un altro, in qualunque ambito. Questa è l’Italia secondo Mattia Torre. Un Paese dove le persone sono in mezzo al mare, perse, stanche, sempre sul punto di andare alla deriva. Eppure, alla deriva, non ci vanno mai.

 


 

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