Mi chiamavano Professor Fatica

Mi chiamavano Professor Fatica
Siamo nel 1988, alla maratona olimpica di Seul. Gelindo Bordin inizia la sua rimonta  al 40° chilometro che lo porterà al trionfo. Un emozionato Luciano Gigliotti, commentatore per una rete televisiva, comprende che finalmente il suo momento è arrivato. Dopo gli studi all’Isef, una carriera da rugbista e diverse altre esperienze in varie discipline, si è dedicato a fare l’allenatore nella nazionale azzurra di atletica leggera. Ha scelto un cavallo di razza, che ha meticolosamente preparato e portato al successo con un’escalation da urlo. Non sarà l’unico atleta di Gigliotti a raggiungere un obiettivo tramite la scelta di una preparazione atletica e fisica che non ammette deroghe o distrazioni. Dopo arriveranno anche la sfortunata Guida e l’oro di Baldini nel 2004, sempre nella maratona. Dopo la conferma delle sue qualità di preparatore Gigliotti ancora oggi non è in pensione  e tiene fede con entusiasmo al suo soprannome di “Professor Fatica”…
Lo sport sano ed in particolare l’atletica leggera, che non naviga nell’oro e affida tutto alle competizioni come Olimpiadi e mondiali, vive di aspetti umani oltre che psicologici talvolta quasi dal sapore epico. Con un libro brioso, per nulla morboso, tramite l’aiuto del giornalista sportivo Claudio Rinaldi, Gigliotti ci regala una bella autobiografia, ampiamente corredata in calce da numerose interviste e dati tecnici più per appassionati che per lettori comuni, senza che però nel complesso l’opera stoni o risulti eccessivamente “settoriale”. E rimane l’ammirazione per uomini-atleti che attraverso lo sforzo ed il sacrifico raggiungono in maniera pulita il sogno di una vita. Ovvia ma sacrosanta la chiosa retorica nel pensare ai protagonisti di altri sport: capricciosi, a volte addirittura dopati, che in cambio di molto meno hanno esistenza dorate.

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