Mi girano le ruote

Mi girano le ruote

La protagonista della storia crede che l’infanzia di un normodotato sia più o meno simile a quella di un disabile, solo che il primo la trascorre chiuso in un box, il secondo in diverse camere d’ospedale, studi specialistici e, talvolta, cubicoli da pranoterapista. Lei, nel caso specifico, buona parte dell’infanzia l’ha trascorsa alla Neuro. Non perché matta, dice lei medesima, ma perché la maggior parte delle malattie muscolari ha origini neurologiche. Il fatto che la sua non rientrasse in quella “maggior parte” pare non bastasse a essere ammessa a reparti ospedalieri più appropriati a una bambina momentaneamente priva di scompensi psichiatrici. Così, per diversi mesi, è “ospite” del reparto neurologico dell’ospedale Gaetano Pini, caldamente invitata a non uscire dalla cameretta senza la mamma o un’infermiera. Grazie al cielo, come la maggioranza dei bimbi normali, pure quelli disabili tendono ad avere pochi ricordi dell’infanzia, che spesso riguardano episodi o dettagli per nulla significativi. Lei dice di sé di essere la prova empirica dell’esistenza della rimozione infantile: quasi tutto ciò che ricorda del periodo tra uno e cinque anni sono buffi dettagli insignificanti…

Il suo blog, Ironicamente diversi, è in tutta franchezza davvero esilarante, e rende pienamente l’idea sin dal nome, come del resto il titolo della sua divertente, fresca, avvincente, intensa e profonda autobiografia, dei pregiudizi, delle difficoltà quotidiane e delle gaffe, spesso involontarie, talvolta invece dettate da mera ignoranza, che si trova a incontrare nelle sue relazioni col prossimo, per lo più normodotato, la persona che scrive e che racconta la propria storia, mettendone bene in luce ogni singolo aspetto. Una vicenda, quella della brillante Angela Gambirasio, laureata in psicologia che sin dalla nascita convive con la presenza della sedia a rotelle, nella quale c’è spazio per i sentimenti ma non per i sentimentalismi, e in cui la risata trova cittadinanza anche nelle situazioni più aspre, ma mai senza una vena di grande intelligenza che porta a una riflessione sentita, accorata, partecipe, che genera anche consapevolezza nel lettore. Non c’è traccia di pietismo, non ci si piange mai addosso, bensì si pone l’accento sulle mille sfaccettature dell’animo umano, con ottimismo e impegno e mai indulgendo nella retorica, anche quando sarebbe facile e rassicurante cedervi, sapendo però che ciò non porterebbe a nulla.



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