Michael

Michael
“Cominciò tutto il giorno in cui scoprimmo le nostre voci, al lavello della cucina”. Mentre le stoviglie venivano lavate e asciugate, i fratelli Jackson intonavano, insieme a mamma Katie, Cotton Fields, una vecchia canzone delle piantagioni. Da quel motivetto passarono a cantare i pezzi di James Brown, e dopo si aprirono le porte del successo. Niente giochi, niente uscite con gli amici, niente feste per i piccoli di casa Jackson, ma solo giornate a provare canzoni e coreografie sotto la guida del padre-padrone Joseph. Negli anni Sessanta, fu questa la vita dei Jackson 5, il gruppo che scalò le classifiche musicali con I want you back e I’ll be there. Tra i fratelli di Gary, nell’Indiana, c’era un piccolo fenomeno che non sapeva ancora quanto avrebbe rivoluzionato il mondo della musica pop: Michael. Era un bambino che imitava gli adulti, l’unico che “scrutava le emozioni sui volti delle persone con la stessa puntigliosa precisione che dedicava allo studio della musica e della danza”. Oltre ad avere incredibili doti vocali, Michael era interessato all’aspetto scenico dell’interpretazione, tanto da passare ore davanti alla tv, osservando i suoi idoli James Brown e Fred Astaire. Era il vero frontman dei Jackson 5. Ma dopo anni in tour con i fratelli, giunse il momento di provare a fare qualcosa di nuovo: a 21 anni, Michael decise di assumere il controllo della sua vita. Nel 1982 uscì Thriller, l’album che rimase trentasette settimane in vetta alle classifiche e che segnò la sua incoronazione a re della musica in tutto il mondo. La grandiosità del “moonwalk”, il passo della luna, copiato dai ballerini di strada, sarà per sempre il suo marchio di stile. Qualcosa, però, iniziò ad andare storto: problemi di salute, accuse e ricatti segnarono inesorabilmente il lento declino di Michael Jackson…
È una biografia ricca di dettagli, quella scritta da Jermaine Jackson, fratello di Michael. Un libro necessario per comprendere la vita di una delle più grandi popstar del mondo, con tutte le sue verità e i suoi retroscena. Un libro che ripercorre l’intera storia di una famiglia dagli anni ’50 fino al 2009, e che rende onore alla vita di un bambino “che iniziò, come qualsiasi altro, con un sogno impossibile”. Un sogno che riuscì a realizzare con determinazione e tenacia, nonostante le difficoltà, i problemi fisici (era affetto da vitiligine, lupus e soffriva di forti mal di testa a seguito di un incidente durante lo spot della Pepsi), le accuse di molestie sessuali nei confronti di alcuni dei bambini che frequentavano Neverland, l’immensa residenza di Michael, un vero parco divertimenti che molti però ormai percepiscono come un inquietante teatro di abusi su minori. “I giornali hanno sempre ignorato i genitori preferendo costruire l’immagine del rapporto esclusivo che Michael aveva con i bambini invece della sua relazione a tutto tondo con le famiglie. Nessuno ha mai accennato al fatto che le famiglie di Marlon Brando, Tommy Hilfiger, Chris Tucker, Kirk Douglas […] erano visitatrici abituali, ma immagino il pensiero di bambini non accompagnati come unici ospiti solleticasse di più la fantasia”. Michael tentava di ricreare l’infanzia, quell’infanzia che gli era stata negata in cambio di un futuro unico e ineguagliabile. Jermaine ha dato risposta a tutti i dubbi che ruotavano intorno al fratello e che riguardavano lo sbiancamento della pelle, il timore di contrarre qualche malattia attraverso l’aria che respirava, la dipendenza dal Demerol, il rapporto con Lisa Marie Presley, il processo in cui fu assolto, la morte avvenuta in circostanze poco chiare. Tanti piccoli pezzi di un puzzle per comprendere la storia, le manie e l’immensa solitudine di una grande star. Leggendo il libro, che contiene anche una serie di fotografie, vi verrà voglia di andare su Youtube e cercare i video dei primi concerti con i fratelli, delle performance dal vivo e dell’intervista che rilasciò a Oprah Winfrey nel 1993, dopo 14 anni di silenzio, in cui dichiarò: “Ci sono momenti nei quali vorresti essere uno sconosciuto e fare le cose che fanno le persone normali”. Ma le persone normali, caro Michael, non diventano leggenda. 

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